moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Qui Ancona – Storia del cinema ebraico

Ancona chiama Hollywood. Questo il titolo della rassegna incentrata sul cinema ebraico americano che negli scorsi giorni ha avuto luogo ad Ancona al Teatro delle Muse all’interno della ricca manifestazione Festival Adriatico Mediterraneo. Organizzata dal Dipartimento Educazione e Cultura UCEI e dalla Comunità ebraica di Ancona, è stata un viaggio nel cinema statunitense e nell’opera dei suoi protagonisti di origini ebraiche, dai fratelli Marx a Woody Allen fino a Ben Stiller.
Ad approfondire il tema Franco Minganti, docente all’università di lingua e letteratura angloamericana presso l’università di Bologna, esperto di musica e cinema americani, ed Enrico Fink, musicista, attore e cantante di musica ebraica, formatosi in parte negli States.
Tra una proiezione e l’altra, dalle scene più famose degli show di varietà di AL Jolson a quelle indimenticabili e grottesche dei Fratelli Marx, Enrico e Franco hanno tracciato alcune linee guida significative. Seguendo le tracce di un libro di Guido Fink (padre di Enrico) dal titolo Non solo Woody Allen. La tradizione ebraica nel cinema americano, i due esperti hanno intessuto una vivace riflessione su una Hollywood legata a filo doppio, sin dalla sua nascita, al mondo ebraico americano. Hollywood è stata infatti per gli ebrei una homeland alternativa: una casa “creativa” dove poter vivere e rappresentare la propria identità di frontiera. La comicità, l’equivoco, la complessità, il senso di inadeguatezza, l’ambivalenza, esplorati nelle loro manifestazioni più diverse, sono solo alcuni degli ingredienti di questo cinema, che mette in scena ormai anche l’animo statunitense stesso, portando con sé un bagaglio che viene da lontano: dall’Europa e in particolare dal teatro yiddish.
Non a caso la serata si è conclusa con la proiezione del rarissimo film polacco del 1937, Der Dibuk, accompagnato da una colonna sonora eseguita dal vivo da Enrico Fink e altri quattro musicisti: il film ha dell’incredibile e molte scene sembrano anticipare, inaspettatamente, non solo il cinema americano ma anche parte del successivo cinema europeo.

Ilana Bahbout