Sull’indifferenza

Vedere sullo schermo le torri crollare, vederlo parecchie volte, e continuare, quasi noncuranti, i propri pensieri, le proprie attività. Sarà capitato a molti. Si riesce a prendere parte razionalmente. Ma ciò che diventa smisurato inceppa il sentire. Il mostruoso, nella sua eccessiva grandezza, ci lascia indifferenti. È questa impossibilità di immaginare il dolore, lo strazio di chi muore all’interno di un numero troppo grande per noi, che rende analfabeti emotivi. La morte di un essere umano riempie di orrore, quella di dieci suscita ancora sgomento, ma varcata una certa quantità, il mostruoso ha via libera. L’inadeguatezza dell’immaginare e del sentire è la fonte dell’indifferenza.
In questo senso Auschwitz non è stato un interregno. Sei milioni resta una cifra, un testo quasi indecifrabile. Da quando, dopo Auschwitz, si è prodotto, per l’enormità del crimine, il fallimento dell’immaginare e del sentire, il nostro tempo è diventato il tempo non solo dell’irruzione del mostruoso, ma della sua possibile ripetizione.

Donatella Di Cesare, filosofa