Qui Milano – Medici ebrei fra storia e futuro

Giornata ricca di spunti ieri a Milano per il convegno, dedicato al ruolo dei medici ebrei nell’Italia Unita, organizzato dall’Associazione Medica Ebraica e dalla Fondazione CDEC. All’appuntamento, cui hanno preso parte numerosi medici, studiosi e rabbini e che ha visto tra gli altri la presenza del presidente dell’Ordine dei medici Ugo Garbarini, numerosi i temi e i contributi apportati dai relatori. Dalle peculiarità dell’approccio ebraico alla scienza medica alle sfide che attendono oggi l’Ame, da un bilancio di questi primi 150 anni di Unità nazionale a un ragionamento sugli scenari futuri organizzato sotto forma di tavola rotonda. Tra i protagonisti di quest’ultimo momento di confronto, il presidente dell’Ame e consigliere UCEI Giorgio Mortara, sollecitato sul ruolo e sul contributo che l’associazione da lui presieduta potrà dare negli anni a venire. Mortara ha illustrato gli obiettivi formulati nello statuto Ame e le possibilità di raggiungimento di ciascuno di essi. In particolare si è soffermato sull’importanza di promuovere incontri culturali e scientifici tra coloro che hanno interesse nell’approfondimento della tradizione, della cultura e dell’etica ebraica in campo sanitario, sulla necessità di contribuire alle diffusione di quest’ultima nella società italiana attraverso più fitte collaborazioni con l’Ordine dei Medici e con le università e sull’altrettanto centrale necessità di agevolare i rapporti con le associazioni e le istituzioni sanitarie in Israele, in Italia, in Europa e nel resto del mondo attraverso la partecipazione e l’organizzazione di convegni medici e scambi culturali con attenzione alla ricerca, alla bioetica e alla medicina sociale. Tra gli interventi di giornata da segnalare un commovente ricordo, da parte di Andrea Finzi, del medico ebreo milanese Marcello Cantoni. Introducendo la figura di Cantoni al pubblico in sala, Finzi si è così espresso: “Parlare di Marcello Cantoni vuol dire ripercorrere le vicende novecentesche attraverso l’esperienza di un giovane medico, di un uomo di cultura e poi di un padre di famiglia che, trovandosi a vivere in tempi eccezionali, ha saputo mettersi a disposizione del prossimo con energia, intuito e capacità organizzative sostenute da una solida base scientifica e positivista, guidato dalla consapevolezza tutta ebraica che la prima soluzione di ogni problema va trovata dentro sé stessi”. “E anche quando i tempi sono divenuti meno eccezionali – ha poi aggiunto Finzi – la sua energia, il suo spirito di iniziativa e di aggregazione hanno continuato a improntare le sue molteplici attività. Anche perché quegli anni, quelli della ricostruzione e della crescita economica e sociale, attraverso i documenti che ho esaminato, appaiono pervasi da un fervore e da un ottimismo straordinari, soprattutto alla luce dei cupi sentimenti attuali del Paese”.