Qui Padova – Un anno per la riflessione
“…Qual è la via giusta da seguire che un uomo deve percorrere?… “(Mishnà Avot 2, 1)
Rosh Hashanà 5772. Durante il mese di Elul, nel periodo in cui dobbiamo preparare il nostro cuore al Giorno del Giudizio, il rebbe Chayym di Sanz usava raccontare storielle semplici per stimolare nelle persone lo spirito della Teshuvà.
Una volta raccontò di un uomo che si perse nelle profondità di una foresta. Dopo un certo periodo si perse un’altra persona che, nel suo girovagare per trovare l’uscita, incontrò il primo che si era perduto. Senza chiedere e sapere cosa gli fosse successo, il secondo chiese al primo quale via doveva percorrere per poter uscire dalla foresta” “Non lo so” rispose il primo, “ma posso invece mostrarti quali strade portano a impelagarti di più in questa fitta foresta, e poi insieme andremo a cercare la nuova via”.
Nella vita una persona si può perdere nella fitta boscaglia che egli stesso si crea attorno con le proprie azioni negative. Ma può sempre arrivare quella scintilla che ci spinge a voler uscire fuori, a superare gli inciampi che ci siamo posti sulla nostra strada e per questo cerchiamo un aiuto. In quel momento, magari per caso, un’altra persona che ha fatto il nostro stesso percorso ci può venire in aiuto. Anche se non sa indicarci la via giusta per uscire dal problema, può comunque suggerire quella da non seguire per non peggiorare di più la nostra situazione. Insieme, poi, potremo cercare la via giusta da percorrere.
La storiella di Chayym di Sanz, offre vari spunti interessanti per riflettere:
1. anche se nessuno conosce la giusta via da percorre, possiamo sempre imparare dai percorsi, dalle esperienza degli altri che ci suggeriscono la via da non praticare;
2. in fondo ogni caduta può sempre rivelarsi una nuova possibilità di apprendimento e crescita, individuale e collettiva. Tuttavia, la ricerca della nuova via è possibile solo dopo aver analizzato correttamente i propri errori;
3. il rebbe Chayym di Sanz è il paradigma di colui che, per tutti quelli che si sono smarriti, deve essere “l’uomo della foresta” che si mette sul bivio sia per indicare dove non si deve andare sia offrendosi a cercare insieme la via giusta da seguire.
L’insegnamento di Chayym di Sanz si ricollega al verso “Nachpesà derakhenu venachkora venashuva ad Hashem” (Lamentazioni 3, 40), rappresenta un invito a “esaminare la nostra condotta, ricercare e tornare al Signore”. A Rosh Hashanà, quando moltissime persone si raduneranno nei Battè Hakeneset delle nostre comunità, avremo la possibilità di scoprire quella forza collettiva necessaria per la ricerca della giusta via. Lo Zohar insegna che di Rosh Hashanà la forza del singolo si poggia e si alimenta della forza della collettività in base al verso “in mezzo al mio popolo io risiedo” (II Re 4, 13). Gli errori di ogni singolo sono raccolti tutti assieme per costituire una forza potente che spinge l’intera comunità a porsi verso la ricerca della giusta via.
Auguri a tutte le Comunità che ogni “singolo” voglia e possa usufruire della forza della “collettività” e che ogni collettività abbia il suo Chayym di Sanz…
Adolfo Locci, rabbino capo della Comunità ebraica di Padova