Rosh haShanah all’ombra della Casa Bianca
Shanah tovah Umetukah, un anno buono e dolce da Washington DC. Come si festeggiano i moadim all’ombra della Casa Bianca? Prima di tutto mettendo mano al portafoglio. Già perché i biglietti per le High Holidays, come sono chiamate negli States Rosh haShanah e Kippur, costano una fortuna. Prendiamo Kesher Israel, splendida e storica sinagoga di Georgetown, chiccosissimo quartiere di Washington dove tra l’altro vivono i (pochi) politici che scelgono di riesedere in città. Kesher pubblica sul suo sito il tariffario. Per i “non members” fra i 28 e i 65 anni, sono 350 dollari, ma se sei uno studente te la cavi con 115. Da DC Minyan si può risparmiare qualcosa: le tariffe sono sui 170 dollari, ma per Kippur è già tutto prenotato.
Ma le High Holiday non sono solo i posti per le tefillot. Una miriade di eventi fioriscono per tutte le numerose sinagoghe e associazioni ebraiche della città: si va dall’ “Apple picking” in un vero frutteto, per raccogliere le stesse mele da intingere nel miele in segno di buon augurio (da cui le mie coinquiline Rachel e Shira tornano talmente cariche che ho il sospetto che quei frutti ci basteranno per un anno intero, altro che per Rosh haShanah), al più classico “Honey cake bakings” al TheShul. Lì ci avvolgiamo in grembiuli di plastica e ci mettiamo a preparare i dolci che saranno serviti alla cena della prima sera. Mentre la moglie del rav ci spiega come sia importante mettere insieme la nostra osservanza religiosa, morale e etica in tutte le situazioni che viviamo, e non essere diversi a seconda delle circostanze (lavoro, casa, tempio, amici), comincio a capire cosa c’è dietro alle torte americane stile “Nonna papera”… Litri e litri di olio, chili di zucchero, vasetti di miele. O meglio, tazze e tazze di tutto ciò che ho appena menzionato, visto che qui l’unità di misura di tutti gli ingredienti, secchi o umidi, sono proprio loro, le “cups”, a cui si aggiungono i “tea spoons” cucchiai da thè (che però sono buoni solo per cose poco caloriche, come la baking powder e la baking soda, che poi chissà quale sarà mai la differenza…). Una cosa è certa, qua l’idea di iniziare l’anno in modo dolce viene presa alla lettera.
Parlando di cucina, mentre finisco di preparare il pollo kasher organico, il mio contributo alla cena della seconda sera organizzata da Shira, mi viene in mente che mi manca solo una cosa da fare per essere pronta per le mie prime High Holidays in stile americano… mandare un’email all’università per chiedere che le lezioni che perderò durante Rosh HaShanah vengano registrate e caricare sul mio portale (una cosa possibile solo per una serie di seri motivi, e le festività religiose sono il primo fra quelli elencati).
Nel frattempo il presidente Barack Obama, come nel 2009 e nel 2010, ha mandato i suoi auguri per Rosh haShanah, sottolineando che la sua amministrazione “sta facendo tutto il possibile per promuovere la prosperità qui nel nostro paese e la sicurezza e la pace in tutto il mondo – e questo comprende la riaffermazione del nostro impegno verso lo Stato d’Israele. Mentre non possiamo sapere cosa ci porterà il Nuovo Anno, sappiamo questo: gli Stati Uniti continueranno a schierarsi a fianco di Israele, perché il legame fra le nostre due nazioni è indistruttibile”.
Chissà se questa dichiarazione riuscirà a fargli riguadagnare simpatia nell’ambito della comunità ebraica americana. Perché, parlando con la gente, non sembra che ne riscuota molta, anche fra gli elettori democratici. Ma questo a un’altra puntata all’ombra della Casa Bianca.
Rossella Tercatin