Qui Ancona – Vittorio e Tel Aviv

Avere diciotto anni, un momento della vita in cui ci si confronta, forse per la prima volta seriamente, con il proprio futuro e con le proprie aspettative. Le domande sono poi ancora più pressanti se le decisioni impongono scelte radicali. Come nella vita di un giovane calciatore che, alle soglie del professionismo, si interroga se investire a tempo pieno (o quasi) sul pallone oppure propendere per altri lidi e speranze. Vittorio Lanternari viene da Ancona, ha 18 anni ed è una grande speranza del calcio marchigiano. Quest’anno, oltre a disputare un torneo da esterno d’attacco titolare nel Montegranaro in Eccellenza, taglierà – ci si augura – il traguardo della maturità al liceo linguistico. La sua è una vita come quella di tanti ragazzi. Lezioni sui banchi di scuola, amori e musica. Con un impegno quotidiano in più, quello degli allenamenti col club. Un impegno che, nonostante i molti sacrifici in termini di tempo sottratto ad altri impieghi, è comunque un momento di gioia. “Sono nato col pallone tra i piedi, giocare e stare in campo è la mia vita” dice Vittorio. Un novello Oliver Hutton, insomma, che abitando in campagna sfrutta ogni singolo momento di buco per palleggiare e dribllare. L’obiettivo, ambizioso, è quello di arrivare in Serie A. “E qualora non dovessi riuscirci, raggiungere comunque la prima serie in un altro campionato”. Chi l’ha visto dal vivo dice che ha delle potenzialità enormi. Ma anche in video rende bene. Rapido, veloce nelle verticalizzazioni, è caparbio e quando sembra in procinto di perdere un contrasto ecco che frega l’avversario con una mossa a sorpresa. Le sue doti sono finite sul taccuino di alcuni importanti talent scout come il ds Giuseppe Pavone e l’ex preparatore atletico del Milan Vincenzo Pincolini. Perfino Zdenek Zeman, vedendolo durante uno stage al Foggia, si era convinto a investire su di lui. Poi, con il repentino salto di categoria dell’allenatore boemo – dalla Lega Pro alla serie cadetta con il Pescara – tutto era saltato. “Ma io non mollo” prosegue Vittorio. Anche se poi ammette che districarsi nel mondo delle categorie inferiori è spesso un inferno. Pochi i soldi che girano e poche le società che hanno serie intenzioni di investire mentre la competizione si fa sempre più accesa. Così negli ultimi tempi ha iniziato a guardarsi attorno allargando l’orizzonte delle vedute. “Per il calcio andrei ovunque” è il suo mantra. Ed inizia così a sciorinare una lunga lista di tornei, alcuni piuttosto esotici, dove sarebbe più facile sfondare. Sul finire di chiacchierata, confessa l’ultimo dei sogni: “Vorrei giocare in Israele”. Una possibilità che, grazie alla consapevolezza di potersi avvalere della Legge del Ritorno, si è fatta sempre più largo nella sua testa. “Non ho contatti con quella realtà calcistica ma mi piacerebbe provarci”. E in quale squadra? “Se possibile di Tel Aviv, da quello che ho letto e dai racconti di chi c’è stato deve proprio essere una città magnifica”.

Adam Smulevich, Pagine Ebraiche, ottobre 2011