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qetoret…

Uno dei riti principali del Giorno di Kippùr ai tempi in cui esisteva il Santuario era l’offerta dell’incenso “qetoret”, dalla radice “qesher” che significa connessione. Il Sommo Sacerdote doveva introdurre nell’area più sacra del Tempio di Gerusalemme un incensiere d’oro con undici tipi di sostanze, di cui dieci profumate e una maleodorante, e invocare quindi il perdono dell’Eterno per tutto il popolo. Gli undici ingredienti dovevano essere preventivamente triturati finemente al fine di ricavare un’unica sostanza miscelata. A significare che solo fondendo le nostre individualità possiamo costituire un’unica entità. E solo se ci “connettiamo” tutti possiamo neutralizzare e integrare gli elementi dall’ “odore sgradevole”. Da quando questo rito non è stato più possibile il cerimoniale dell’incenso ha assunto nella liturgia quotidiana, in particolare in quella sefardita, un tono di rievocazione nostalgica per ricordare qualcosa che non si considera finito ma solo sospeso nel tempo. Resta, tuttavia, inalterato l’invito a macinare il nostro ego per metterlo al servizio della collettività. Una singolare e imprescindibile procedura per presentarci nel nostro intimo Santo dei Santi nel sacro Giorno del Kippùr.

Roberto Della Rocca, rabbino