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Qui Viareggio – La notizia, l’esempio

La celebrazione di uno shabbat a Viareggio non dovrebbe essere una notizia (anche se era qualche anno che non si apriva la sinagoga viareggina per uno shabbat diverso dal kippur). Infatti, non è questa la notizia.
La notizia sta nella genesi di questa celebrazione: sette ragazzi romani che decidono di partire un venerdì per celebrare lo shabbat lontani da casa, in una sinagoga per sei di loro sconosciuta. Dei sette, infatti, soltanto Beny Bendaud frequenta da ben dieci anni il piccolo nucleo ebraico viareggino, da quando, appena quattordicenne, ha cominciato ad officiare tra Pisa e Viareggio, costruendo un saldo legame con le due città. Gli altri sei ragazzi (Hagas Badash, David Gerbi, Manuel Hassan, David Jonas, Simone Rubin, Roberto Sciunnach) si fanno trascinare con entusiasmo in questa piccola avventura. Tutti insieme, alternandosi nelle officiature e talora unendosi in cori festosi, hanno creato una magica atmosfera sabbatica nella piccola, graziosa, accogliente sinagoga viareggina. Una giornata ricca, intensa e calda, a dispetto delle condizioni atmosferiche, resa possibile da un gruppo di ragazzi che decidono di lasciare per un giorno la loro sinagoga, i loro familiari, i loro amici, per far vivere un’altra sinagoga, in una piccola città.
Questa è la vera notizia, che spero possa valere da esempio anche per altri giovani, per altri contesti, per altri piccoli nuclei ebraici. L’appuntamento a Viareggio è ora fissato per la prima sera di Chanukkà.
La speranza è che nasca una felice consuetudine, che consenta di aprire più spesso le porte della sinagoga viareggina. L’auspicio è che sempre più persone attraversino quelle porte e che altri gruppi di giovani dalle comunità più solide si organizzino per dare manforte ad altri piccoli nuclei ebraici sparsi per la penisola. Questo shabbat i sette ragazzi romani non hanno compiuto semplicemente una mitzvà: hanno offerto con gioia un concreto contributo per dare nuova linfa vitale ad un piccolo nucleo ebraico: sarebbe bello (oltre che dovuto) che gli sforzi volontaristici dei singoli trovassero sostegno e piena condivisione nelle istituzioni ebraiche a tutti i livelli.

Valerio Di Porto, Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane