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Qui Trieste – In piazza per un ricordo condiviso

Centinaia di cittadini si sono uniti ieri alla fiaccolata per ricordare le vittime della Shoah organizzata dalla Comunità ebraica di Trieste, nello stesso giorno in cui nel 1943 partiva dalla città il primo convoglio di ebrei destinato ad Auschwitz. La marcia silenziosa, intitolata a Ida Marcaria, ebrea triestina deportata adolescente e sopravvissuta al lager, voleva chiamare a raccolta, in nome della Memoria, chi oggi si trova a vivere una situazione di discriminazione, di emarginazione o pregiudizio e quanti, singoli, associazioni e organizzazioni, vogliono ribadire il loro impegno a difesa dei diritti di tutti.
L’appello ha colto nel segno. E la manifestazione, la prima del genere promossa dalla Comunità triestina, ha raccolto innumerevoli adesioni tra cui si segnalano quella del Collegio del mondo unito, scuola superiore che riunisce studenti da tutto il mondo, i cui ragazzi hanno sfilato con le bandiere del loro paese. Le uniche ammesse in una marcia che, in segno di rispetto per le vittime della Shoah, ha voluto evitare insegne di ogni tipo. Tra i partecipanti, il sindaco Roberto Cosolini, Andrea Mariani, assessore alla Cultura del Comune di Trieste e consigliere UCEI, insieme a numerosi amministratori, politici e realtà associative, ex partigiani, perseguitati. A precedere il corteo, uno striscione con una frase di Vera Vigevani Jarach, una delle madri di Plaza de Mayo, che fuggì dall’Italia per le leggi razziste e vide la figlia Franca scomparire nella ferocia della dittatura argentina. “Lavorare per la memoria vuol dire pensare al futuro”.
Fiaccolata Memoria“Credo sia compito di tutti, ebrei e non ebrei, persone umane degne, di vigilare affinché i diritti e le libertà delle persone non vengano più calpestati”, ha affermato Mauro Tabor, vicepresidente della Comunità ebraica di Trieste, dopo aver ricordato la tragica ferita inferta dalla Shoah all’ebraismo triestino che nella persecuzione razziale perse un migliaio dei suoi figli. “Noi tutti qui presenti – ha concluso – possiamo dirci sensibili ai problemi dell’altro, mai più guarderemo senza vedere né sentiremo senza ascoltare. Quando a qualcuno vengono negati i diritti è compito nostro scendere in piazza perché oggi vengono negati i diritti del nostro vicino e domani lo saranno i nostri”.

Daniela Gross