…conoscenza

Se è vero, come io credo, che la memoria della Shoah è la memoria di un evento epocale che ha segnato la storia dell’Europa e del mondo cambiandone prospettive, punti di vista, mentalità, allora forse dovremmo cominciare a affidare maggiormente ai non ebrei il compito di portare avanti questa memoria. Affidarla soltanto agli ebrei, infatti, vuol dire sollecitare la memoria delle vittime, privilegiare ciò che è stato fatto agli ebrei. Se ci si spostasse di prospettiva, e si cominciasse a vedere la memoria come memoria di quello che la Germania, l’Italia, la Francia e via discorrendo sono state capaci di compiere sugli ebrei, allora la memoria potrebbe diventare anche un’assunzione di responsabilità. Dico responsabilità, non colpa, a distanza di sessant’anni, mentre si avvicendano le generazioni. Ma queste responsabilità sono state, nella storia, taciute, rimosse, negate. Ecco allora che si ritroverebbe, nella rinuncia ad una dimensione troppo soggettiva e “dalla parte delle vittime”, il valore di un impulso alla conoscenza e non più solo l’immedesimazione empatica nel dolore e nella morte, destinata a lasciare le cose come stanno e a cancellarsi in un batter d’occhio. La conoscenza, invece, si incide nell’animo oltre che nella mente e vi perdura.

Anna Foa, storica