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La Memoria dei giovani

Sempre più alte si levano le voci di coloro che denunciano le crescenti difficoltà nel consegnare alle nuove generazioni l’esile filo della memoria legata alle persecuzioni razziali e alla Shoah. Sarà pur vero se la trasmissione viene tentata attraverso cerimonie ingessate, discorsi retorici, incontri ripetitivi rivolti a giovani che aprono sempre meno i libri di storia. L’operazione memoria riesce però magnificamente quando si mette in pratica la semplice idea di Anna Orvieto e Giordana Menasci, neo consigliere del Centro Ebraico Italiano Il Pitigliani: affidare agli stessi giovani la trasmissione delle memorie di famiglia. Così domenica, davanti ad una platea affollatissima, un gruppo di adolescenti ha raccontato la storia degli anziani di casa sotto la guida di Nando Tagliacozzo, che con mano leggera ma senza nascondere una certa commozione ha legato insieme i vari interventi, complice anche l’accompagnamento alla chitarra di Emanuele Levi Mortera. Con Aliza Coen è emerso l’amore patrio del prozio Giorgio Liuzzi, espulso dall’esercito, che si è accomiatato dai suoi artiglieri con una lettera di grande intensità. Aliza Fiorentino ha trasmesso invece i ricordi straordinari di suo nonno Gino quando era studente dell’università clandestina. La lettura di una pagina del “Diario di Anna Frank” da parte di Clivia Lachkar si è saldata perfettamente con la storia letta da Giulia Isman tratta da “Mio figlio mia ha sempre chiamata zia” di Laura Isman, con il racconto del figlio bambino di Caia Finzi Isman affidato ad un prete nel nascondiglio di Macugnaga, che non aveva mai dimenticato di chiamare zia sua madre ogni volta che la incontrava, proprio come gli era stato raccomandato. Ancora fughe e peripezie nel racconto di Vittoria Bublil a ricordo della nonna Rosa Piperno, mentre Tamar Fiano ha attinto dal quaderno del prozio Attilio Fatucci i ricordi di catture, prigionia, deportazioni e l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Chiara Sed e Francesca Piazza o Sed hanno letto alcune poesie da “Judenrampe” di Anna Segre e Gloria Pavoncello che sono riuscite a mettere in versi le testimonianze di alcuni sopravvissuti ai campi di sterminio. La cattura della piccola Ada Tagliacozzo, sorpresa in casa della bisnonna Eleonora e dal prozio Arnaldo dove era andata a dormire il 15 ottobre ’43, è stato la lettura che Sara Debenedictis ha tratto dal libro “Anni spezzati” scritto da sua madre, dal quale ha letto anche una pagina intensa basata sulla difficoltà di trasmettere ai più giovani ricordi così dolorosi. Jacopo e Yuri Tagliacozzo hanno rievocato la storia della loro indomita bisnonna Tosca, traendola dalle pagine del suo diario in cui essa aveva descritto la cattura insieme al marito, la deportazione ad Auschwitz, il rientro a Roma e infine il ricongiungimento con i quattro figli che nel frattempo erano stati portati nell’allora Palestina. Introdotto nel corso delle letture l’intervento di Giulio Piperno che ha voluto ricordare il prozio Piero, mentre la conclusione è stata affidata a Jonathan Limentani, che ha letto una pagina intensa di “Gli anni rubati” della prozia Settimia Spizzichino, che dopo il ritorno da Auschwitz ha dedicato il resto della sua vita alla trasmissione della memoria della Shoah a scapito della sua vita privata. Una bella scoperta per il pubblico accorso al Pitigliani è stato Frédéric Lachkar, sensibile ebreo di origine algerina che è direttore del Teatro Saint Louis dei Francesi; accompagnato da chitarra e percussioni, è stato lui ad introdurre le letture interpretando magnificamente “Gelem, Gelem” individuato come inno ufficiale dei Rom, e “Comme toi” di Jean-Jacques Goldman che trae spunto dalla Shoah.

Pupa Garribba