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Davar acher – Memoria à la carte

Fra le norme del lutto contenute nel trattato talmudico Moed Katan ve n’è una che proibisce di rivolgere la parola a chi è in lutto, prima che lui stesso inizi il discorso. È una regola che forse si capisce meglio alla fine di ogni Giorno della Memoria, quando ci si sente esausti emotivamente e desiderosi di silenzio, stanchi anche delle solidarietà. Ma soprattutto si fa fatica a reagire compostamente alle gocce di veleno che si mescolano continuamente alle voci di consolazione. E però nel caso di un lutto collettivo come quello della Shoah, non abbiamo il diritto di restare storditi e passivi, come nelle vicende provate, bisogna prendere atto che le forze profonde che hanno portato alla distruzione del popolo ebraico sono ancora attive, anche se hanno assunto nuove forme di espressione e nuovi soggetti Elenco alcune di queste gocce di veleno, per dovere di testimonianza e di riflessione, tralasciando per questa volta la ributtante ma patetica ostinazione dei negazionisti espliciti, dei nostalgici del cattolicesimo dell’Inquisizione o del fascismo di Salò. Antonello Bernardi, consigliere comunale PD dell’Aquila, scrive in una sua “riflessione sulla Shoah”, fra l’altro che “celebrare la Giornata della Memoria senza nominare i crimini commessi da Israele nei confronti del popolo palestinese in nome della “sicurezza”, significa legittimare posizioni ipocrite e vergognose, esercitando una memoria parziale, ambigua, che replica ed accentua la solitudine e l’isolamento colpevole in cui il popolo palestinese è stato lasciato da parte della comunità internazionale.”
Il sindaco di Mathausen, Thomas Punkenhofer, chiamato a Bologna a celebrare la Giornata afferma: «È spaventoso che ancora oggi ci siano politici che non esitano a sfruttare le paure degli uomini. Se ieri furono attaccati gli ebrei, oggi lo sono gli stranieri». Come dire che o gli immigrati in Europa vengono gasati in massa, o gli ebrei, essendo stranieri, hanno subito dei limiti all’immigrazione, niente più.
Lo psichiatra Luigi Cancrini, rispondendo nella sua rubrica sull’Unità a una domanda a proposito di che cosa vada ” aggiunto” agli ebrei nella celebrazione memoria (gay, rom, detenuti politici, portatori di handicap), svicola e si lancia invece in un’estensione moto più ardita: “il giorno della memoria va celebrato, a mio avviso, pensando al futuro prima che al passato. Interrogandosi sul significato della frase “tutto questo non deve accadere mai più” e partendo, per dare il contributo che ognuno di noi può dare in questa direzione, da una domanda semplice sul razzismo che c’è dentro ognuno di noi. […] Quella di esportare la democrazia con le armi è o no una scelta di stampo razzista? Sono razziste o no alcune delle nostre leggi contro l’emigrazione e le strutture cui esse hanno dato luogo? C’è o non c’è razzismo nella violenza delle posizioni religiose espresse da Oriana Fallaci o da Magdi Cristiano Allam e nel pregiudizio ancora così diffuso contro gli omosessuali o contro i Rom? Pensare che l’odio razzista si sia esaurito con Hitler e che noi non c’entriamo è comodo ma inutile.” Come dire, il problema dei nazisti è di essersi sentiti superiori, magari volevano anche loro esportare la loro “democrazia” popolare, o magari il “Fuehrerprinzip”. E naturalmente l’odio da paragonare alla Shoah è quello di notori amici di Israele, che hanno il torto di non essere politicamente corretti.
Sul sito del movimento 5 stelle del Piemonte, in occasione della Giorno della Memoria, sono usciti una serie di testi e di immagini il cui senso complessivo può essere così riassunto: “«Nazismo e sionismo? Le due facce della stessa medaglia». Anzi, «forse il nazismo era anche più soft del sionismo… il nazismo è un movimento nazionalsocialista, mentre il sionismo è puro nazionalismo estremo». “Beh, dire che il nazzismo era più soft mi sembra un pò eccessivo ma condivido l’idea che si vuole dare della NON differenza.. Allo scadere della mezzanotte io ho postato la bandiera della palestina, x non dimenticare… Chì da vittima è diventato carnefice! ” (gli errori di ortografia e la bizzarra fraseologia sono sull’originale). Alla fine della giornata il gruppo consigliare del movimento si è distanziato da queste espressioni scrivendo: “Consci di una strumentalizzazione ormai quotidiana di molte “uscite” pubbliche o meno del gruppo consiliare su temi sensibili e ampi, siamo a puntualizzare alcuni dettagli a proposito della presenza sulla bacheca facebook individuabile come “Movimento 5 Stelle Piemonte” di alcuni link odierni che, più o meno apertamente, equiparano il terribile olocausto antisemita di 70 anni fa con i gravi episodi recenti che hanno visto il teatro di guerra israelo-palestinese al centro delle cronache: con un improvvido tempismo e un’eccessiva solerzia un nostro collaboratore ha più volte, nel corso della giornata di oggi, aggiunto alla bacheca in questione collegamenti aventi per tema la similitudine citata.” Dire che gli israeliani sono peggio dei nazisti è dunque per la leadership grilina piemontese “improvvido tempismo” ed “eccessiva solerzia”, non una falsità.
Si potrebbe continuare a lungo, per esempio citando la difesa che Travaglio sul “Fatto” (e in maniera più timida e contorta Gianni Cuperlo sul’“Unità” e Filippo Facci su “Libero”) hanno fatto della vignetta di Vauro Senesi contro Fiamma Nirenstein, dai contenuti evidentemente antisemiti. Il Giorno della Memoria a prima vista non c’entra, ma è evidente il fastidio per la concomitanza, messa in evidenza dall’articolo di Pierluigi Battista che ha sollevato la questione: che c’entra il ricordo delle stragi naziste con la polemica contro un’ebrea che ha la colpa di entrare nelle liste di Berlusconi invece di appoggiare disciplinatamente, come dovrebbe, la sinistra… il Giorno della Memoria dev’essere contro i nazifascisti, cioè la destra, non per la difesa della vita degli ebrei…
Perché citare questi episodi, almeno in apparenza marginali? Perché bisogna riflettere che sotto le molte condoglianze e le molte solidarietà e perfino sotto il rifiuto del negazionismo, emerge oggi un revisionismo non sull’esistenza della Shoah ma sul suo significato, che viene annacquato in termini di violenza e razzismo generici, fino a rovesciarlo nel suo contrario, cioè nel motore di un nuovo antisemitismo, diretto in nome delle vittime (gli ebrei morti) contro gli ebrei vivi, che cercano di difendere il diritto all’esistenza del nostro popolo. Assai più del grottesco negazionismo degli ottusi neonazisti è questo nuovo revisionismo “pacifista” “progressista” “politicamente corretto” a essere oggi pericoloso. Contro di esso bisogna protestare e combattere, non solo il Giorno della Memoria, ma tutto l’anno. Perché esso rischia di costruire il nuovo buonsenso antisemita: come una volta gli ebrei erano affamatori del popolo e deicidi, oggi sono “criminali”, che ripetono gli orrori del nazismo. Che queste falsità miserabili siano propagandate anche attraverso il Giorno dela Memoria è un rischio grave e una tragica beffa ai danni delle vittime della Shoah.

Ugo Volli