acqua…
Nella parashah che leggeremo il prossimo sabato, si narra del miracoloso passaggio del Mar Rosso e quindi dell’acquisizione di libertà del popolo ebraico, conquistata dopo 430 anni di schiavitù. Dopo il passaggio del Mare, si narra che il popolo arrivò in una località chiamata Elim dove c’erano dodici sorgenti d’acqua e settanta palme da dattero, ma si accamparono lì per l’acqua. I Maestri dell’esegesi spiegano che quel luogo non è altri che il Monte Sinai, in base a ciò che è detto nel libro del profeta Isaia: “chiunque ha sete venga all’acqua” e inoltre nei Pirkè Avot è detto: “non vi è altra acqua che la Torah”. E’ poi spiegato che le settanta palme da dattero simboleggiano i settanta anziani, eletti da Mosè per amministrare la giustizia. E’ per ciò che si spiega che quel luogo è il Monte Sinai dove di lì a poco verrà data la Torah.
Alberto Sermoneta, rabbino capo di Bologna