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Menorah…

“Farai una Menorah d’oro puro, tutta di un pezzo: il piedistallo e il fusto, i suoi calici, i suoi boccioli e i suoi fiori da essa saranno” (Esodo 25:31). Con queste parole il Signore inizia l’illustrazione del progetto della Menorah. Ben Ish Chay (Yosef Chayym di Bagdad 1832-1909) spiega che la Menorah è oggi simboleggiata dalla Amidah che recitiamo tre volte al giorno. La recitazione dell’Amidah è uno degli strumenti per restaurare la Shekhinah, la presenza divina che, come la Menorah, deve essere: di “oro puro” – cioè recitata con espressione chiara e senza errori; “tutta di un pezzo” – detta in un unica composizione, senza interruzioni, compresi il “piedistallo” (le preghiere di supplica che seguono la Amidah) e il “fusto” (le benedizioni che la compongono). “I suoi calici” rappresentano le singole lettere e parole che formano benedizioni; “i suoi boccioli” simboleggiano il luogo del pensiero dell’uomo che deve esprimersi nella recitazione dell’Amidah; “i suoi fiori” sono le aggiunte che i Maestri hanno permesso di fare all’interno delle benedizioni; “da essa saranno” indica che le aggiunte, per essere accettate, devono essere all’interno del contesto della benedizione. Ben Ish Chay sembra dirci, svelando questa simbologia nascosta, che quando recitiamo l’Amidà, è come se stessimo davanti la Menorah, anzi, come se noi stessi fossimo una Menorah.

Adolfo Locci, rabbino capo di Padova