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Qui Roma – Il contributo italiano alla Qabbalah

Era attesissimo e non ha deluso le aspettative di quanti, cultori e appassionati di mistica ebraica, sono accorsi all’Accademia Nazionale dei Lincei di Roma per ascoltare le sue parole. L’accademico di origine rumena Moshe Idel, docente all’Università ebraica di Gerusalemme alla cattedra che fu di Gershom Scholem e vincitore nel 1999 del prestigioso Premio Israele, ha tenuto ieri pomeriggio una intensa lectio magistralis sugli studi qabbalistici in Italia. L’incontro, organizzato e curato da Myriam Silvera, ripercorreva alcuni tra i passaggi più significativi di una scuola interpretativa e di pensiero che è fondamentale per gli studi in materia e che, grazie al tramite dell’umanista Pico della Mirandola, fece il suo ingresso a pieno titolo nella filosofia europea.
“Occorre rivedere il giudizio riduttivo secondo cui la Qabbalah sarebbe nata in Spagna. E non si tratta solo della mole impressionante di libri qabbalistici pubblicati nell’Italia del XIII secolo” scriveva sul Riformista la professoressa Donatella Di Cesare in un articolo di introduzione all’evento capitolino. Il professor Idel, autorità mondiale sull’argomento, ha ricostruito con grande chiarezza e linearità la centralità di questo percorso che affonda le proprie radici nei secoli del Medioevo e che si sviluppa fino al Rinascimento e oltre. Un tema cui ha dedicato numerose opere divulgate anche in Italia tra cui, strettamente connessa all’appuntamento di ieri, La Cabbalà in Italia (1280-1510), volume a cura di Fabrizio Lelli edito nel 2007 da Giuntina. “In genere – ha sottolineato il professore – si attribuisce un peso modesto al contributo del misticismo ebraico italiano quando esso ha invece un ruolo di notevole significato in ottica sia europea che mondiale”. Nell’intervento di Idel il riferimento è costante a personaggi come Avraham Abulafia, Menahem Recanati e Yohanan Alemanno, figure emblematiche di un’epoca i cui lavori sono stati più volte citati davanti al colto uditorio dei Lincei.
Ad introdurre la lectio magistralis, salutata in conclusione da un lungo e caloroso applauso, un intervento del filosofo e storico Tullio Gregory. Hanno portato inoltre un saluto il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, l’assessore alla cultura della Comunità ebraica di Roma Livia Ottolenghi, il rabbino capo Riccardo Di Segni, il preside della Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali della Sapienza Marta Fattori e il preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata Rino Caputo. In sala sedeva tra gli altri l’ambasciatore dello Stato di Israele presso la Santa Sede Mordechay Lewy.

a.s. – twitter@asmulevichmoked