Voci a confronto
Repubblica pubblica oggi, insieme al Süddeutsche Zeitung (dopo che Die Zeit l’ha rifiutata), ad El Pais ed al danese Politiken, una poesia di Günter Grass dal titolo: “Quello che deve essere detto”. Subito dopo la lettura della poesia invito tutti a leggere gli articoli di Adriano Prosperi (Repubblica) e di Andrea Tarquini (oltre che della redazione di El Pais) che, molto opportunamente, prendono le distanze dalle farneticanti parole di questo premio Nobel, ex SS, che dipinse i tedeschi come se in qualche modo fossero stati vittime della II guerra mondiale (Andrea Tarquini). Grass, prendendo lo spunto dalla nuova vendita di un sottomarino tedesco ad Israele, parla, tra l’altro, di crimini prevedibili, ed accusa Israele di mettere in pericolo una pace mondiale già di per sé così fragile. Israele sarebbe l’aggressore, e l’Iran il popolo minacciato (ben noto rovesciamento dei ruoli ndr), scrive correttamente Adriano Prosperi, che parla anche della “responsabilità tutta europea di avere infettato il mondo arabo col virus dell’antisemitismo, per secoli del tutto assente (del tutto? ndr) in quella cultura ed in quella parte del mondo”. Chiude Prosperi con queste parole: “L’Europa di oggi è un nano politico (ci pensi, lady Ashton! ndr), ma non sarà questa poesia a farla uscire dall’angolo”. Merito va riconosciuto oggi a Repubblica per avere pubblicato questi due articoli a fianco di una poesia che è sintomatica delle posizioni di alcune personalità delle quali Grass è un capofila; peccato solo che Tarquini descriva el Baradei come “grande politico egiziano”; proprio quando si parla del nucleare iraniano non si devono dimenticare i vergognosi silenzi, le evidenti complicità coi mullah di colui che fu a lungo il direttore dell’AIEA.
Il Figaro riporta le parole di soddisfazione di Netanyahu che si prepara ad essere rieletto primo ministro nell’ottobre del 2013, giungendo, cosa rara nel panorama politico di Israele, al termine dei quattro anni regolamentari. A margine di questo articolo si trova anche una breve sulla situazione di stand by a Hebron dove alcuni ebrei, dopo aver regolarmente acquistato un immobile da una famiglia araba, non possono trasferirvisi. Di calcio israeliano parla le Monde che scrive che, dopo gli incidenti causati dagli hooligans del Betar di Gerusalemme che misero a ferro e fuoco un supermercato urlando contro gli arabi, la polizia sta procedendo agli arresti dei più facinorosi; e di calcio israeliano parla pure Battistini sul Corriere in un articolo dedicato alla bella impresa del Hapoel Ironi, vincitore con 5 giornate d’anticipo del campionato. Mentre l’allenatore vincente viene licenziato a causa delle sue eccessive pretese economiche (bell’esempio da seguire anche altrove), Battistini si chiede se le squadre europee saranno disposte a scendere in campo nel piccolo stadio di Kiryat Shmona, così vicino al confine libanese ed alle batterie di missili colà nascoste.
Israele è stato sovente accusato nei giorni scorsi di essere rimasto silenzioso a proposito delle vicende siriane, ed al contempo è stato pure accusato di tramare nell’ombra per tenere al potere un dittatore meno pericoloso dei suoi oppositori; che Israele sia colpevole di tutto è cosa risaputa, ma è interessante leggere nell’articolo di Daniele Raineri sul Foglio chi siano almeno alcuni dei leader dell’opposizione siriana; uno di questi dice che la Siria “non è un paese per gente sensibile”, dopo che un suo compagno si è appena vantato per i crimini che ha avuto il coraggio di commettere.
Oggi è il 68° anniversario del 4 aprile 1944, giorno nel quale iniziò a funzionare nella miniera di San Sabba un forno crematorio, vergogna anche italiana della quale si preferisce troppo spesso non parlare; lo ricorda molto opportunamente in una lettera al Fatto Quotidiano Roberto Corradini.
E intanto si ricorda ancora la personalità di Bentivegna, spentosi l’altro giorno; ne illustrano la figura Duccio Trombadori sul Foglio ed Elisa Vinci su Repubblica, costei aggiungendo anche che in Israele verrà piantato un albero in memoria di uno dei rari comunisti che seppe essere, al contempo, dichiaratamente amico di Israele. Il Giornale preferisce cedere la penna a Mario Cervi che non riesce a nascondere il proprio disappunto personale per essere stato sconfitto da questo grande combattente in un processo civile seguito alla pubblicazione di un libro sulle vicende di via Rasella; il titolo dell’articolo: “Il discutibile valore di Bentivegna stragista di via Rasella” non è sicuramente degno di essere scritto nel momento della morte di Sasà.
Un editoriale del Foglio riporta le recenti decisioni delle autorità francesi dopo le stragi (plurale voluto) di Tolosa; tre imam sono stati espulsi, e al Qaradawi, come scrivevo la settimana scorsa, è stato dichiarato persona non grata (nell’editoriale si leggono alcune delle parole pronunciate da questa massima autorità religiosa sunnita). Ma sarà questa una decisione legata solo alle imminenti elezioni politiche? Anche in Inghilterra, dopo le stragi del 2005, vennero presi provvedimenti per allontanare il pericolo di giungere ad una Londonistan che oggi sembra, al contrario, non trovare più ostacoli. Il sottoscritto prende tuttavia le distanze dalle parole finali di questo editoriale; non si deve parlare di “cattivi maestri del Corano”, ma semplicemente di maestri del Corano; se non si comprende questa realtà, sarà impossibile trovare le soluzioni ad un problema sempre più presente in un Occidente dove taluni iniziano a nascondere le origini giudaico-cristiane per parlare piuttosto di valori islamo-cristiani!
Infine Vincenzo Nigro scrive un articolo per Repubblica che illumina su quanto sta succedendo in Egitto, dove non di primavera araba si dovrebbe parlare, ma, come veniva detto nei giorni scorsi da un importante diplomatico, di inverno siberiano; anche gli uomini di spettacolo sono già sotto accusa, ed il famoso attore locale Adel Imam (una specie di Totò egiziano) è messo sotto processo, insieme ad altri registi, attori e persone dello spettacolo, per una pellicola uscita vent’anni fa.
Emanuel Segre Amar