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Il Titanic, Pesach e il Brit Milah

Esattamente cento anni fa, il Titanic, l’inaffondabile, navigava in mezzo all’oceano Atlantico, per il suo primo (e ancora non si sapeva, ma ultimo) viaggio da Southampton a New York. A ricordarcelo sono programmi televisivi, articoli di giornale, il colossal di James Cameron con Leonardo di Caprio e Kate Winslet che 15 anni dopo è tornato al cinema in versione 3D. A ricordarmelo, durante questi giorni di Pesach, è stato anche il discorso del rav Avraham Hazan in occasione del secondo giorno di Moed. Il rav è partito dal fatto che la cerimonia del Brit Milah è, insieme al Seder di Pesach, l’unico momento in cui è previsto l’arrivo di Eliyahu HaNavì, il profeta Elia, e ha raccontato una storia che del significato di questa mitzvah è intrisa. Una storia originariamente pubblicata sul libro “In Titanic: Women and Children First” (Sul Titanic: prima donne e bambini) di Judith B. Geller. Il Titanic lasciò il porto di Southampton il 10 aprile 1912, il giorno dopo la fine di Pesach 5762. A bordo, in terza classe, anche Leah Aks, 18 anni e il suo bimbo di dieci mesi Philip. Nata in Polonia, Leah partiva per raggiungere il marito Sam negli Stati Uniti. Quando in quella terribile notte del 14 aprile i membri dell’equipaggio aprirono finalmente i cancelli della terza classe per far passare donne e bambini, Leah e Filly riuscirono a raggiungere il ponte per cercare salvezza sulle scialuppe. Ma mentre stavano per imbarcarsi, un uomo, impazzito, strappò il bambino dalle braccia della madre, e urlando “Ora ti faccio vedere che significa prima donne e bambini”, gettò il piccolo fuoribordo. Leah, distrutta, fu spinta su una scialuppa. Alcune ore dopo, la nave Carpathia, arrivò a raccogliere i sopravvissuti. Passarono due giorni. Leah stava facendo un giro sul ponte dove un’altra passeggera l’aveva convinta a salire per prendere un po’ d’aria, quando sentì il pianto di un bambino. Suo figlio. Senza che lei lo sapesse infatti, Filly era caduto su una scialuppa, direttamente fra le braccia di una donna italiana, Argene Del Carlo, sposata da pochi mesi e incinta. Al marito non era stato permesso seguirla e Argene si convinse che quel bambino le fosse stato mandato per compensarla della perdita del marito e perché il piccolo che portava in grembo avesse un fratellino. Quando Leah reclamò suo figlio, la donna rifiutò di restituirglielo e il caso finì davanti al Capitano della nave che si trovò, come Salomone, a dover decidere chi fosse la vera madre. Ma Filly era circonciso, come solo un bambino ebreo poteva essere: così fu restituito a Leah, che poté ricostituire la sua famiglia. Nove mesi più tardi, al piccolo nacque una sorellina, che i genitori decisero di chiamare Sara Carpathia in onore della nave della salvezza. Ma all’ospedale le infermiere si confusero e registrarono la bambina come Sara Titanic Aks.
A bordo del Titanic c’erano 2207 passeggeri e 1178 posti sulle scialuppe di salvataggio. Molte di esse però si riempirono solo a metà, e così i superstiti furono solo 705. A perire nel naufragio furono anche molti personaggi illustri. Tra questi Isidor Straus, comproprietario del famoso grande magazzino Macy’s e fidato consigliere del presidente americano Grover Cleveland. Isidor e la moglie erano amati e rispettati nella comunità ebraica newyorkese per le loro opere filantropiche a favore di tutte le istituzioni cittadine, e per l’aiuto che offrivano agli immigrati che giungevano in America dall’Europa dell’Est per adattarsi alla nuova vita.
“La loro vita fu bella, e la loro morte gloriosa” recita la targa che i dipendenti di Macy’s dedicarono loro.

Rossella Tercatin – twitter @rtercatin