Contando l’Omer – Il rispetto degli altri

Venerdi 11 Maggio, 34° giorno dell’Omer, 4 settimane e sei giorni

Appena passato il 33° giorno dell’Omer, o secondo gli ashkenazim, nello stesso 33° giorno, è lecito interrompere il divieto di tagliarsi i capelli (e la barba), che è uno dei segni esteriori che segnala questo periodo. Ieri e oggi quindi gran festa, prima di tutto per i barbieri. Nei libri di halakhà per questo taglio si dice che è proibito “lehistapper”, e si noti che, paradossalmente, è una forma riflessiva della stessa radice s f r da cui “sefirà”, la conta [dell’Omer]. Il divieto del taglio dei capelli viene spiegato come un uso di lutto collettivo, per commemorare la perdita degli allievi di rabbì Aqiva . In tempi antichi “il re si metteva in ordine i capelli ogni giorno, il gran Sacerdote da un Sabato all’altro, i semplici Sacerdoti una volta ogni 30 giorni” (TB Taanit 17a). Il re ogni giorno, perché doveva apparire quotidianamente nella sua bellezza (Isaia 33:17), gli altri in proporzione al loro rango. Oggi i costumi e i simboli cambiano in continuazione e i ritmi e le regole sociali su come e quando mettere in ordine l’aspetto fisico non sono quelli di duemila anni fa. Ma è abbastanza evidente che la norma dell’Omer, che oggi (o ieri) si interrompe, ha un effetto negativo sull’aspetto fisico e sul decoro della persona. Se si collega questo alla storia degli allievi di rabbì Aqiva che morirono perché non si rispettavano reciprocamente, il messaggio sarebbe che quando uno non rispetta l’altro manca di rispetto prima di tutto a sé stesso.

rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma – twitter @raviologist