L’altrastoria e le “uguaglianze di genere”
Cento anni di vicende italiane (1848-1948) raccontando l’altra storia: quella vista dal popolo, con le sue difficoltà, angosce e speranze quotidiane, e non dal palcoscenico più conosciuto di battaglie e incontri che hanno contribuito “a fare” il paese. Molti applausi ieri sera al centro sociale della Comunità ebraica di Torino per lo spettacolo L’altrastoria portato in scena dal Teatro Angrogna per il secondo degli appuntamenti di Salone Off che coinvolgono l’ente comunitario in questa 25esima edizione del Salone Internazionale del Libro. Una performance brillante, incalzante e commovente singolarmente declinata lungo un percorso di brani e melodie popolaresche. Come scrive il giudice Elvio Fassone, già senatore della Repubblica, nella prefazione del volume di accompagnamento alla messa in scena, L’altrastoria è una storia spiegata ‘drammaticamente’ dal basso, dal popolo nella sua interezza. Una storia che ha due caratteristiche: la prima, dice Fassone, “è quella di essere scritta dei protagonisti e non da altri che li raccontano; uomini e donne semplici che espongono parole e sentimenti elementari senza nessuna pretesa di enunciati generali o sintesi concettose”; la seconda “è che si tratta di una storia redatta da persone che per la massima parte non sapevano scrivere e pertanto usavano strumenti diversi dalla scrittura”. Ad introdurre lo spettacolo, prezioso momento di incontro tra comunità ebraica e realtà valdese, il leader comunitario Beppe Segre e il presidente della Circoscrizione 8 Mario Levi.
Al Lingotto intanto, nella quarta giornata di Salone, continuava incalzante il flusso di incontri ed eventi culturali proposti al pubblico, molti dei quali con significativi addentellati ebraici. Tra gli altri la presentazione del libro Regina Jonas. Vita di una rabbina (Ed. Effatà 2012) di Maria Teresa Milano, dottore di ricerca in Ebrastica e autrice di saggi su cultura ebraica e didattica della Shoah. Le pagine di questo volume presentano la figura di Jonas nel contesto dell’ebraismo tedesco forgiato dall’illuminismo e dall’ideale di Bildung e in relazione alla società femminile delle grandi riforme educative e sociali. Regina Jonas, una dotta rabbinerin troppo a lungo dimenticata, che promuove “l’uguaglianza di genere”, viene deportata nel ghetto modello di Terezín, strumento della propaganda nazista e al tempo stesso massima rappresentazione della resistenza non armata.
A presentare l’autrice, di fronte a un pubblico numeroso e attento, due relatori d’eccezione. Don Ermis Segatti, teologo e responsabile istruzione e cultura della Diocesi di Torino, ha evidenziato alcuni punti di contatto tra la figura femminile nell’ebraismo e nel cristianesimo e ha approfondito la questione della storicizzazione dei testi sacri. Sarah Kaminski, docente di ebraico moderno presso l’Università di Torino, ha presentato invece la figura di Regina Jonas quale punto di riferimento fondamentali in cui si riconoscono i modelli dell’universo biblico al femminile o di alcune grandi donne del passato come Gluckel von Hamelin e Sarah Schenirer.
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