Qui Roma – 150 anni, un’identità in bilico

Un’identità in bilico, un intricato cammino di sofferenza, affrancamento e partecipazione. Pubblico delle grandi occasioni ieri sera al Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per la presentazione del nuovo volume della Rassegna Mensile di Israel interamente dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Introdotti dal presidente UCEI Renzo Gattegna e moderati dal vicepresidente Anselmo Calò, i tre relatori d’eccezione chiamati a dibattere su ‘l’ebraismo italiano tra liberalismo, fascismo e democrazia’ – Giovanni Maria Flick, Daniele Garrone e Massimo Teodori – hanno guidato il pubblico lungo un itinerario ricco di stimoli e suggestioni. Moltissimi i temi, straordinarie e di assoluta centralità le personalità toccate in questo viaggio, ultimo appuntamento del ciclo di incontri ‘Quale identità ebraica? Generazioni a confronto’, che partiva dal Risorgimento per arrivare ai giorni nostri focalizzandosi sulle varie tappe di un secolo e mezzo di vita nazionale declinato ‘all’ebraica’. Emozione in sala quando a prendere la parola è stato un discendente di Isacco Artom, segretario di Cavour e grande protagonista dell’epopea risorgimentale, che ha parlato del tesoro di Memoria custodito dalla sua famiglia: un significativo archivio cartaceo che testimonia con nuovi e inediti documenti il ruolo svolto dall’illustre avo nelle vicende politiche del tempo e nel processo di unificazione. Ad intervenire tra gli altri anche il direttore della Rassegna Mensile di Israel Giacomo Saban e il curatore dell’opera Mario Toscano. A quest’ultimo il compito di illustrare il senso di un’iniziativa editoriale che raccoglie numerosi, densi e autorevoli contributi dalla comunità degli storici e dal rabbinato italiano. “La scelta di partire dalla storia interna al mondo ebraico e dalla sua autoimmagine di privilegiare, nel triangolo formato dallo Stato, dalla società e dalla minoranza religiosa, l’ottica di quest’ultima – ha spiegato Toscano citando un passo della sua introduzione – non rappresenta la conseguenza di un’impostazione riduttiva, minimalistica, ‘ebreocentrica’. E tantomento il tentativo di giustificare l’acquisizione dei diritti di cittadinanza attraverso l’esibizione del contributo fornito dagli ebrei allo sviluppo del paese”. Per il professore, sono infatti le forme e i contenuti “che hanno modellato nel tempo questa condizione di cittadini portatori di una identità particolare a costituire i temi storicamente meritevoli di studio e interpretazione”.