L’emozione di Gilad “Grazie di tutto”
“Vi ringrazio di cuore per tutto quello che avete fatto per ottenere la mia liberazione”. È emozionato Gilad Shalit, e con lui tutta la folla, quando arriva il momento di intervenire di fronte alle molte migliaia di persone ritrovatesi ieri sera in Campidoglio per rendergli omaggio e per salutare con un boato il conferimento della cittadinanza onoraria della Capitale a un ragazzo barbaramente strappato alla vita per quasi cinque anni e mezzo e che in molti in questo angosciante lasso di tempo hanno imparato ad amare e rispettare. Gilad Shalit, “un simbolo di speranza e fermezza contro i barbari, l’odio e il fondamentalismo”, come dice il sindaco Gianni Alemanno, orgoglioso e commosso padrone di casa e tra i principali artefici della visita capitolina di Gilad ma soprattutto della campagna di sensibilizzazione internazionale che ha permesso di non spegnere mai i riflettori del mondo sulla sua sorte. Ci si ritrova nel cuore di Roma a distanza di sette mesi dalla manifestazione organizzata nella medesima piazza per gioire del suo rilascio. 213 palloncini librano nel cielo, 213 come i giorni trascorsi da allora quando, in ossequio al principio talmudico secondo cui “chi salva una vita salva il mondo intero”, Israele aveva liberato oltre un migliaio di detenuti, molti dei quali colpevoli di omicidio e terrorismo, in cambio di un suo giovane soldato mai abbandonato al proprio destino. Ed è proprio a chi vive nel terrore di una prigionia che va contro ogni principio elementare del diritto internazionale che è andato il pensiero di Gilad. “In questa occasione di festa – ha detto – voglio ricordare tutti gli altri ostaggi imprigionati contro la propria volontà. Spero tornino presto a casa”. Applausi, cori, canzoni hanno fatto da sfondo all’intera serata. Tanti striscioni in piazza tra cui quello congiunto dei movimenti Hashomer Hatzair e Bene Akiva e quello dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia con su scritto “Benvenuto Fratello”. Dal Portico d’Ottavia, cuore del quartiere ebraico, la gente inizia a muoversi in direzione Campidoglio alle prime avvisaglie di tramonto. L’attesa è fortissima, palpabile. Alle 20.45, orario di inizio della cerimonia, le persone continuano ad affluire da più direzioni. I bambini della scuola Polacco fanno intanto le ultime prove di canto, mentre nell’aria il nome di Gilad risuona più volte fino a quando, dall’entrata laterale della piazza, Shalit fa il suo ingresso accompagnato dai genitori Noam e Aviva, presenza fissa al suo fianco, e dalle numerose autorità che interverranno sul palco. Gilad saluta timidamente, quasi imbarazzato dall’euforia straripante che lo circonda.
La stessa euforia che ritroverà questa mattina nel cortile della scuola ebraica per una cerimonia indimenticabile per tutti gli alunni dell’istituto che lo accoglieranno con “Baruch Abbà”, benvenuto. Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, si esprime invece tra le lacrime: “Grazie Gilad per aver resistito”. E poi, dopo aver ringraziato tutte le istituzioni coinvolte, aggiunge che “oggi non è comunque possibile gioire completamente” dal momento che ci sono altri nel mondo “che soffrono pene terribili e ingiuste”. I cristiani sterminati in Nigeria ad esempio, per i quali sono state recentemente spente le luci del Colosseo come avvenne due anni fa per Shalit in occasione del quarto anniversario di detenzione. O ancora i due Marò italiani imprigionati in India. “I nostri soldati devono tornare in libertà” tuona Pacifici. Un breve filmato che ricostruisce l’impegno di Roma e degli ebrei italiani per Shalit apre la serie di interventi ufficiali. “Questa sera ci sembra tutto un sogno ed invece è una meravigliosa realtà” dice il rabbino capo rav Riccardo Di Segni con accanto Fiamma Nirenstein, giornalista e vice presidente della Commissioni affari esteri della Camera, che annuisce. Ed è ancora di sogni che parla Naor Gilon, ambasciatore di Israele in Italia, che augura a Shalit “di realizzare tutti quelli che ha nel cuore e nella testa”. “La cultura della vita ha vinto contro l’ideologia della morte” chiosa il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che evidenzia come tutti i protagonisti di questa vicenda abbiamo dimostrato una statura umana “grandiosa”. In rappresentanza di Provincia di Roma e Regione Lazio intervengono anche Antonio Rosati e Fabio Armeni. Tutti elogiano la fermezza, l’intelligenza calma di Gilad dalla cui bocca mai sono uscite espressioni di odio verso i suoi aguzzini. “Gilad cittadino di Roma, cittadino del mondo, ti vogliamo bene” dice Alemanno consegnandogli la cittadinanza onoraria. L’esecuzione degli inni di Italia e di Israele chiude una serata magica.
Adam Smulevich, twitter – @asmulevichmoked
Lucilla Efrati – twitter @lefratimoked