Qui Roma – Gilad, uno di noi
Ieri sera è stata generosamente ospitata a casa Piperno una cena che ha permesso l’incontro tra Gilad Shalit e alcuni suoi coetanei del Dipartimento Giovani della Comunità ebraica di Roma, del Benè Berith Giovani e dell’UGEI.
Le emozioni nel corso della serata, magistralmente organizzata da Celeste Pavoncello e dalle sue figlie Dora e Sofia, sono state tante e varie. Al primo impatto con Gilad, la cosa che più ti colpisce è quella voglia di essere una ragazzo come tanti, un ragazzo che assieme ai suoi nuovi amici sta seduto con gli occhi incollati sulla finale di Champions League tra Bayern Monaco e Chelsea. Lo vedi esultare al gol della squadra per cui tifa, lo vedi accigliarsi nel contrattacco, trattenere il fiato per ognuno dei rigori tirati, lo vedi persino timidamente sorridere quando le ragazze irrompono nella stanzetta piena di tensione, chiedendo ingenuamente chi siano i rossi e quali i blu.
Gilad non è un ragazzo qualunque, lo sa bene. Nei suoi occhi leggi però il desiderio di tornare ad esserlo. Non vuole essere trattato come una star, non vuole i flash delle fotocamere puntati addosso, vorrebbe piuttosto che i suoi coetanei chiacchierando con lui lasciassero scivolare via l’imbarazzo, si dimenticassero per 10 minuti, che per 5 anni e 4 mesi lui è stato prigioniero dei terroristi di Hamas, per chiedergli semplicemente che ne pensa del match tra Nadal e Ferrer, se gli è piaciuta Roma o se vuole andare a prendere una birra a Campo dei Fiori.
Questo hanno fatto i ragazzi che in questi giorni hanno avuto l’onore e il piacere di tenergli compagnia nella sua permanenza nella Capitale, come se fosse un amico di vecchia data, e questo abbiamo cercato di fare ieri sera grazie all’accoglienza dei Piperno.
Conoscere Shalit è stata un’importante opportunità per me come per tutti i giovani presenti perché ne siamo usciti con la consapevolezza che Gilad non è solo un eroe da ammirare e onorare, ma un amico, un nostro fratello. Semplicemente uno di noi.
Sara Astrologo