Yom HaTorah – A lezione con le bacchette

Chi l’ha detto che una lezione di Torah non possa essere un evento trendy? Ieri sera, a Milano, lo è stato. In occasione di Yom HaTorah, l’Unione Giovani Ebrei d’Italia ha sfruttato il fascino modaiolo del sushi per invogliare i giovani a partecipare alla lezione di Torah organizzata presso il tempio centrale di via della Guastalla, dando vita all’evento RashiSushi. E in contemporanea lo stesso succedeva anche a Roma in compagnia di Rav Roberto Colombo e Rav Benedetto Carucci Viterbi. E sembra che davvero l’affinità fra questi due mondi apparentemente così lontani vada oltre il simpatico gioco di parole, perché la partecipazione è stata piuttosto elevata. E così, dopo una bella scorpacciata di sushi, ovviamente rigorosamente kasher e con tanto di salsa di soia, i giovani milanesi hanno assistito alle lezioni tenute dal Rabbino capo Alfonso Arbib e da Rav Roberto Della Rocca, che con due interventi complementari fra loro hanno ripreso e approfondito un tema già affrontato durante la giornata, quello della mitzvah comandata dalla Torah di ammonire il prossimo. Un’impresa non semplice quanto appare, come ha sottolineato Rav Arbib: “I maestri ci insegnano che ci sono due grandi problemi. Innanzi tutto il fatto che nessuno è abbastanza perfetto da poter fare un ammonimento a un’altra persona senza incorrere nel rischio di commettere lo stesso errore o di non essere obiettivo nelle sue critiche; ma d’altra parte, anche per ricevere un’ammonizione è necessaria un’attitudine all’ascolto che purtroppo noi non abbiamo”. Attitudine all’ascolto che è anche la condizione che sta alla base della vita in comunità. Quello che si riscontra, tuttavia, è che la tendenza di oggi sia quella contraria, ognuno vive la propria vita, senza interferire in quella degli altri. A quanto pare le persone si interessano alla vita altrui solo quando si tratta di gossip, insomma. Ma quando c’è bisogno di sostegno e collaborazione, tutti sembrano non vedere. “Ed è proprio l’indifferenza che porta alla distruzione di una comunità”, ha concluso Rav Della Rocca al termine del suo discorso. E come il direttore di un’orchestra, formata da giovani partecipi e interessati, che è riuscito a coinvolgere con domande spunti di riflessione, quale strumento migliore delle bacchette giapponesi che brandiva fra le mani per coordinarne gli interventi?

Francesca Matalon – twitter @MatalonF