Yom HaTorah – Una grande festa di Comunità

Padova ha ospitato la sua prima yeshivà, fondata da Judah Mintz, a partire dalla metà del XV secolo. Nell’800 è diventata la sede del primo collegio rabbinico dell’età moderna. Insomma, non si può dire che lo studio della Torah sia un elemento estraneo fra le rive del Brenta e del Bacchiglione. Oggi i numeri per una vera yeshivà non ci sarebbero, ma quando si organizza un evento di studio straordinario – come lo Yom HaTorah – che ha coinvolto le comunità ebraiche italiane domenica 20 maggio, riemerge con forza la volontà di riaffermare il profondo legame con lo studio che caratterizza questa città. Il Beth hakeneset italiano (aperto alle 9 per la tefillà di Shachrit) si è andato popolando fin da metà mattina di intere famiglie, uomini, donne e bambini, che sono state impegnate in un’attività doppiamente impegnativa di studio e comprensione dei testi biblici. Il primo momento della giornata, intitolato Lechù vanim shim‘u lì – venite figli, ascoltatemi dicono i Tehillìm (34:12), iniziava alle 10.30 e costituiva – sotto la guida di Ettore Segré – la lettura e il commento collettivo del capitolo 19 della parashà di Kedoshim. E’ stato una sorta di studio propedeutico – necessario per ascoltare la lezione del Rav sul tema della giornata – alla fine del quale i bambini, pazienti e partecipi, sono stati accompagnati a un’attività ludica appositamente preparata per loro. Rav Adolfo Locci ha affrontato nello specifico il tema della giornata, partendo dal contesto della Torah accompagnato dall’analisi degli esegeti medievali (Ibn Ezrà, Rashy, Ramban), per poi spiegare come il precetto dell’ammonimento del prossimo sia stato sviluppato nella letteratura rabbinica e codificato nella halakhà. L’occasione di studio ha offerto la possibilità (una delle numerose per la verità in una comunità sempre molto attiva) di organizzare un pranzo sociale a cui hanno partecipato una quarantina di persone. Il pomeriggio è proseguito, dopo la tefillà di minchà, con la commemorazione della figura di Rav Elia S. Artom z”l cui è seguita, da parte di Rav Locci, un’integrazione del suo intervento del mattino. Il Rav, nonostante il “disturbo” di alcune scosse di terremoto che domenica ha colpito la pianura padana emiliana, si è soffermato sul tema della possibile conseguenza negativa dovuta all’adempimento sbagliato della mitzwà dell’ammonimento, la halbanat panim (far arrossire il prossimo in pubblico). Molto interessante è stata l’analisi di una mishnà del trattato di Avot (cap.3:11). Dopo il Kaddish Derabanan, a conclusione della giornata, una lezione del presidente Davide Romanin Jacur che ha richiamato i grandi valori di studio e tradizione che tengono unita anche una piccola comunità alle sue antiche radici, rinnovandole continuamente con la vita del presente.

Gadi Luzzatto Voghera