Yom HaTorah – L’Italia unita dallo studio
Confronto, approfondimento, identità. Molti spunti, molte sollecitazioni per la prima edizione nazionale dello Yom HaTorah, la giornata di studio della Torah organizzata in tutto il paese dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Dedicato a rav Elia Samuele Artom e incanalato lungo un percorso di riflessioni con tema prescelto ‘l’ammonimento’,Yom HaTorah ha accompagnato numerosi iscritti delle realtà ebraiche per una manifestazione che voleva essere un invito all’approfondimento quotidiano e non soltanto saltuario delle proprie radici attraverso l’incontro con i testi fondamentali dell’ebraismo nel segno di quella ‘hevrutah’, l’usanza di studiare e confrontarsi con uno o più compagni di pari livello e non secondo un rapporto di allievo-maestro, che permette il proficuo fluire di interazioni, idee e nozioni e che è stata fortemente promossa dagli organizzatori tra cui il consigliere UCEI referente del progetto Settimio Pavoncello. Un pensiero commosso e partecipe, in una giornata di straordinario
ritmo didattico e divulgativo come quella di ieri, è andato all’orribile attentato che a Brindisi, poche ore prima, aveva portato morte e dolore nel luogo maggiormente consacrato a questa occupazione. Primo ad intervenire in tal senso rav Riccardo Di Segni,rabbino capo di Roma, che al Collegio Rabbinico davanti agli studenti riunitisi già dalle prime ore del mattino ha fatto riferimento al passo di Mishnah in cui è citata la città pugliese un tempo conosciuta con il nome di Brundisinum. Più in generale l’ombra dei tragici accadimenti alla scuola Falcone è stato presente nelle parole di tanti e ha inevitabilmente attenuato, assieme alla consapevolezza per il terremoto che molti lutti ha fatto in Emilia Romagna, il clima di festa immaginato per il lancio di questa iniziativa che già significativi successi ha riscosso oltreconfine.
Per migliaia ebrei italiani, da Roma a Milano, da Genova a Trieste, da Torino a Napoli (dove per l’occasione si è festeggiato conl’ingresso di un nuovo Sefer Torah in sinagoga), la sveglia è suonata prestissimo la mattina di questa domenica diversa da tutte le altre e in più circostanze vissuta con grande trasporto a fianco di amici e parenti complice
anche la concomitante ricorrenza di Yom Ha Yerushalaim celebrata, ad esempio a Livorno, con un reading di poesie, discussione di testi e musica. Speciale l’occasione offerta dello Shabbaton vissuto dai giovani assieme alla Comunità di Parma, realtà piccola nei numeri ma allo stesso tempo assai propositiva che ha aperto le proprie porte a ragazzi da tutto il paese e a un gruppo consistente di studenti israeliani residenti in zona. Successo di pubblico, entusiasmo e calore anche a Torino, città natale del rav Artom, dove il programma è stato raccolto all’interno di una mattinata serrata con rabbanim e allievi parimenti protagonisti. “Ho riscontrato notevole interesse e curiosità tra i presenti. L’iniziativa è stata ben recepita tanto che non pochi si chiedevano quale sarebbe stato il tema del prossimo anno” dice l’avvocato Giulio Disegni, intervenuto all’appuntamento torinese in rappresentanza dell’UCEI. A Roma, dove rav Di Segni ha suggerito l’istituzione di uno Yom HaTorah con cadenza mensile, ci si è confrontati ‘Avot Uvanim’, dal titolo dell’evento che, nei locali della scuola ebraica, ha visto genitori e figli studiare seduti allo stesso banco per uno scambio di impressioni e scintille di sapere che, come ha ricordato un Maestro col sorriso, non si trasmette necessariamente di padre in figlio ma anzi in alcuni casi compie più facilmente il percorso inverso. Intensa l’agenda di incontri, intense le tematiche sollevate grazie anche alla partecipazione di autorevoli ospiti stranieri tra cui, ancora nella Capitale, rav Steinberger della Yeshivat haKotel di Gerusalemme. Al cuore delle riflessioni,come detto, l’enunciato ‘Ammonisci il tuo prossimo’ che ha visto tra gli interventi più attesi quello del presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana rav Elia Richetti che su questo si è soffermato al Tempio Yoseph VeEliahu di Milano in un incontro che ha coinvolto le varie edot milanesi sotto il coordinamento del rav Roberto Della Rocca, direttore del Dipartimento Educazione e Cultura UCEI. “Nel momento in cui ci si pone davanti al problema di riprendere il prossimo che sbaglia c’è una questione altrettanto importante di cui bisogna tener conto – ha sottolineato il rav – il divieto di svergognare gli altri, né pubblicamente, né privatamente. Chiediamoci dunque cosa deve fare il rav per bilanciare i due precetti. E soprattutto, se spetta davvero solo al rav seguirli”. Parole di grande profondità sono arrivate anche dal rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano. “Ammonire con amore – ha affermato – significa prima di tutto mettere in discussione se stessi. Sentire le colpe altrui come le proprie. Trovare il modo giusto per farle notare, talvolta con durezza, in altri casi con dolcezza, seguendo l’esempio di Mosè nella Torah. E soprattutto guardare una persona nella sua interezza, nel bene e nel male”. Conclusione di giornata, sia a Roma che Milano, con lo sfizioso evento RashiSushi a cura dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia. Una lezione congiunta tenuta da una coppia di Maestri in un contesto insolito e singolarmente allietata dalla più amata tra le pietanze giapponesi.
A tracciare un bilancio a caldo di questo primo Yom HaTorah italiano è rav Della Rocca, che ha voluto sottolineare come, se l’offerta di iniziative è stata notevole e di alto livello, sia allo stesso tempo necessario riflettere sul lato della partecipazione che in alcune città non è stata ottimale e capirne le ragioni. “Ricordiamoci che dalla Ghemarah – ha spiegato il rav – impariamo che il Bet Hamikdash fu distrutto proprio perché i membri del popolo d’Israele avevano smesso di ammonirsi vicendevolmente, facendosi ciascuno gli affari propri”.
Adam Smulevich – twitter @asmulevichmoked
Rossella Tercatin – twitter @rtercatinmoked