Con il rav Laras fra i segreti della mistica

L’esperienza mistica ebraica e i segreti della Kabbalah conoscono negli ultimi anni una straordinaria popolarità. Popolarità che tuttavia si traduce spesso in una forte banalizzazione di quelli che sono invece i concetti più spirituali ed elevati, concepiti proprio per essere divulgati solo in un quadro di conoscenze solide che rendano la mente attrezzata a riceverli. Per consentire di rimettere un po’ d’ordine tra le tante idee che circolano, il presidente emerito dell’Assemblea rabbinica italiana rav Giuseppe Laras ha proposto un nuovo testo, arrivato in libreria in questi giorni. “La mistica ebraica” (Jaca Book, 2012) è stato presentato alla Biblioteca ambrosiana con l’intervento, oltre che dell’autore e del direttore della biblioteca Gianantonio Borgonovo a fare gli onori di casa, del direttore del Dipartimento educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane rav Roberto Della Rocca, e di Patrizio Alborghetti, docente di filosofia alla Facoltà di Teologia di Lugano.
L’opera, inizialmente una dispensa del corso universitario dedicato alla mistica che rav Laras tiene da anni all’Università statale di Milano poi talmente apprezzata da convincere l’editore dell’opportunità di farne un autentico libro, propone un excursus di testi, autori, e concetti fondamentali del misticismo ebraico, senza trascurare però quello che è l’asse portante della materia, la sua dimensione spirituale. “Un grande merito che ha questo libro – ha sottolineato il professor Alborghetti – è la sua capacità di combinare gli studi ebraici classici a quelli filosofici e di parlare di mistica soltanto con l’adeguata cautela”. Una cautela necessaria, come ha spiegato lo stesso rav Laras. “Il pensiero mistico non è una cosa semplice – ha puntualizzato – Nel Deuteronomio leggiamo che esistono ‘cose nascoste’ che appartengono al Signore, e ‘cose manifeste’, che appartengono all’uomo. Su quelle dobbiamo basare la nostra esistenza. Solo pochi hanno la possibilità di entrare nel mondo del misticismo, dove pure possiamo trovare spiegazioniriguardanti molti fenomeni della vita, e riceverne un impatto positivo”. Un insegnamento che si ritrova nel passo talmudico che racconta dei quattro Maestri che entrarono nel Pardes. Dei quattro, uno morì, uno abiurò, l’altro impazzì. Solo rabbì Akiva uscì indenne e arricchito, perché l’unico capace di porsi di fronte all’esperienza come a un modo di adeguarsi ancora più intensamente alla volontà del Signore.
“Nell’ebraismo, la Torah non è semplicemente un libro da leggere – ha ricordato rav Della Rocca – La Torah è un’opera da vivere, con il suo grande contenuto di saggezza sulle cose della quotidianitàumana. Allo stesso tempo però, la sua origine non può che essere celeste, altrimenti nulla di più sarebbe cheun testo poetico. Esattamente come, se togliessimo al Cielo la Torah, esso diventerebbeun concetto puramente astronomico. Dobbiamo ringraziare rav Laras, perché con il suo libro ci permette di leggere tra le righe della Torah”.

Rossella Tercatin – twitter @rtercatinmoked