Qui Roma – Identità ebraica e riflessioni filosofiche
Pubblico attento e numeroso a Villa Mirafiori, sede della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, al convegno ‘Essere ebrei’, opportunità di confronto in ambito filosofico che affronta il tema dell’identità ebraica sotto vari aspetti e punti di riflessione. Apertosi nel pomeriggio di ieri, il convegno è organizzato dalla professoressa Donatella Di Cesare, con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, della Comunita ebraica di Roma e del Benè Berith e in collaborazione con La Sapienza. Ad aprire i lavori, dopo il saluto del presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il professor Shmuel Trigano con una relazione dal titolo ‘Ebraismo le gesta del secondo essere’. “Nel sollevare la domanda sul significato dell’identità al livello dell’essere – ha sottolineato Trigano – troviamo la sfida a far fronte a una grande esigenza spirituale e intellettuale. Porre la questione sull’essere vuol dire porre al contempo la questione ebraica per eccellenza, alla quale l’ebraismo non può rispondere se non, in ogni caso, con difficoltà. Secondo Trigano la Torah compie un atto di forza quando ci dice che “Essere” designa il nome di D-o. Ha fatto seguito l’intervento di Donatella Di Cesare ‘Essere ebrei una forma di vita’ in cui ci si è soffermati sul significato della domanda ‘Cosa vuol dire essere ebrei?’. “La domanda – ha spiegato la professoressa – attraversa già tutto il pensiero del Novecento fino a Levinas. I principi che la filosofia ha ritenuto validi non hanno retto alla prova di Auschwitz, di fronte alla degradazione assoluta dell’umano, alla privatizzazione della dignità non solo della vita, ma persino della morte. E’ dopo Auschwitz che viene rivendicata l’universalità dell’etica ebraica. Che cosa può insegnare l’ebraismo alla filosofia? L’ebraismo insegna alla filosofia l’eteronomia, la legge dell’Altro. L’ebreo che compie la mitzvà, che fa prima di ascoltare, diventa la figura esemplare di una nuova etica universale”.
Questa mattina i lavori sono ripresi con gli interventi di Danielle Cohen Levinas (Essere ebrei secondo Emmanuel Levinas) e Vittorio Robiati Bendaud (‘Faremo e ascolteremo’ che cosa fare per essere chi?). A concludere la mattinata l’intervento del rav Giuseppe Laras che, dopo aver ascoltato gli interventi che lo avevano preceduto, ha deciso di modificare il taglio della sua relazione ‘La fede di Israele fra universalismo e particolarismo’ concentrandosi sui testi in cui si fa riferimento ad Abramo e in particolare al momento della chiamata di D-o. “La sua figura – ha affermato il rav – appare lontana fisicamente ma anche culturalmente. Abramo accoglie infatti la chiamata in forma acritica dando vita a quello per cui era stato chiamato”.
Nel pomeriggio i lavori del convegno si trasferiscono nella sede del Centro bibliografico UCEI dove riprenderanno con il saluto del presidente dell’Unione Renzo Gattegna e del rappresentante a Roma del dipartimento Affari pubblici di Israele Amos Radian. Protagonisti della sessione pomeridiana, presieduta da Donatella Di Cesare, saranno Manfred Gerstenfeld (Le identità ebraiche nell’Occidente postmoderno) e Ilana Bahbout (Differenza e creatività. Una riflessione ebraica sul soggetto) e Lisa Block De Behar (Essere ebrei. Vicissitudini di una definizione azzardata)
Lucilla Efrati – twitter @lefratimoked