L’Unione e il futuro dell’ebraismo italiano in un vivace confronto pubblico tra i candidati

Confronto in palcoscenico, ieri sera, per Matrix UCEI 2012, il dibattito organizzato dal Benè Berith giovani fra candidati delle liste (Binah e Uniti per l’Unione) in gara alle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. La formula dell’evento, sul modello del noto talk show televisivo, prevedeva un duplice faccia a faccia tra due coppie di candidati affidato alla conduzione di David Parenzo. Il dibattito, grazie all’abilità del moderatore e agli interventi dei partecipanti, ha tenuto viva l’attenzione del centinaio di persone che si erano raccolte nella sala, ma non è riuscito, a causa del ritmo serrato e sempre pronto alla battuta che caratterizza le conduzioni del giornalista, a portare i diversi candidati a esprimersi in profondità sui problemi reali dell’ebraismo italiano e sul significato del loro impegno elettorale.
Solo sul finale, con il supplemento di un intervento dell’attuale Presidente UCEI Renzo Gattegna (che è anche candidato e artefice della lista unitaria Uniti per l’Unione) si è riusciti a ritrovare uno spazio di maggior calma per valutare assieme cos’è realmente l’Unione, quali sono le sue potenzialità, i suoi problemi, le sue prospettive. “L’attuale delicatissimo momento di passaggio da un ebraismo ‘cittadino’ a un ebraismo ‘nazionale’ sancito dalla recente riforma dello Statuto – ha affermato Gattegna – rappresenta uno spartiacque che richiede l’impegno e il contributo di tutti”. “Tutti i cambiamenti – ha aggiunto – ci impongono di essere aperti verso la società e di contrastare le tendenze di chiusura che alcuni sostengono. Approfittiamo dell’epoca di libertà e democrazia che numerose Comunità ebraiche nel mondo stanno vivendo per affermare i nostri valori e la nostra piena cittadinanza in questa società. Siamo cittadini come tutti gli altri e per questo dobbiamo avere un rapporto alla pari con i nostri interlocutori, evitando lamentazioni e richieste di privilegi. Perché i privilegi sono un debito e i debiti prima o poi si pagano”. Un pensiero specifico è stato rivolto anche ai giovani: “Il miglior aiuto che possiamo offrire ai giovani – ha detto Gattegna – non è tanto quello di assegnare più o meno fondi, quanto quello di assisterli nelle scelte fondamentali che li porteranno ad avere un ruolo nella società e nel mondo del lavoro”.
Molti i temi che erano stati toccati in precedenza. Protagonisti della prima delle due sessioni in cui è stata suddivisa la serata, Silvia Mosseri e Jacqueline Fellus di Binah e Raffaele Sassun e Emilio Nacamulli di Uniti per l’Unione. Al cuore delle riflessioni un riferimento sulla specificità di cui le due formazioni sono portatrici: da una parte una lista unitaria che riunisce le tre forze di governo della Comunità ebraica di Roma (Per Israele, Hazak ed Efshar), dall’altra una lista tutta al femminile. “Il nostro impegno comune – ha spiegato Sassun – nasce sulla base del proficuo lavoro svolto dal governo unitario di Roma. Un’esperienza che sta dando i suoi risultati e che intendiamo riproporre ai vertici nazionali, consapevoli che soltanto nell’unità, sulla scia di quanto portato avanti dal presidente Gattegna in questi anni, potremo realmente fare il bene di tutti”. “Ci sono momenti storici – ha ribadito Nacamulli – in cui l’unità è un qualcosa di imprescindibile. Questo è senz’altro uno di quei momenti”. Diverse invece le motivazioni alla base della decisione delle Binot di scendere in campo. “Ci siamo candidate alle elezioni dell’UCEI – dice Fellus – perché ciascuna di noi sente di poter dare il proprio contributo. Dicono che siamo inesperte, e questo in alcuni casi è forse vero, ma a chi fa questa osservazione rispondo che abbiamo tantissima voglia di fare e che talvolta la voglia di fare è più importante del resto”. In sintonia con le parole della collega di formazione Silvia Mosseri, che parla dell’avventura politica di Binah come di un’iniziativa spontanea di un gruppo di amiche “che sta lavorando bene insieme”. Sollecitato sulle critiche rivolte da alcuni sulla composizione della lista Uniti per l’Unione, tre anime assai diverse tra loro riunite sotto una bandiera comune, 20 candidati per 20 posti a disposizione, Sassun ha poi aggiunto: “Sono contento che Binah si sia fatta avanti. Non credo però nell’idea di una lista delle donne che con la sua partecipazione salvi il democratico svolgimento del voto. Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto unitario sembrava infatti che numerose altre formazioni fossero sul punto di presentarsi. Se questo poi nella pratica non è avvenuto non dipende certo da noi”.
Il dibattito si è poi spostato più concretamente sul programma delle due liste che, almeno sul piano teorico, registra vari punti di convergenza. Tra i temi più pressanti quello dell’assistenza a chi si trova in condizioni difficili, il potenziamento delle politiche di accoglienza, un contatto più forte e costante con la cosiddetta ‘base’. Ad aprire un confronto sul ruolo del rabbinato le considerazioni di Nacamulli, secondo cui, nel prossimo Consiglio, dovrà essere affrontato con urgenza anche il disagio di tutte quelle persone che si stanno allontanando dalle Comunità per alcune eccessive rigidezze. Un tema che tornerà più volte nel corso della serata e che sarà affrontato direttamente dai candidati o con alcune sollecitazioni provenienti dal pubblico. “L’ebraismo italiano non è sempre unforme e il rabbinato spesso agisce in maniera scoordinata. Il progetto dell’UCEI – ha spiegato il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici – deve essere quello di favorire la nascita di un Beth Din nazionale che utilizzi gli stessi standard in ogni Comunità e non affronti questioni come la kasherut o i ghiurim come un fatto estemporaneo. Oggi uno dei problemi più grandi che ci troviamo ad affrontare è quello di un rabbinato che parla e ascolta la gente troppo poco”. Sulla stessa lunghezza d’onda la ‘binah’ Mosseri: “Dobbiamo tornare a questo, a una rabbanut più vicina alle persone, che le accompagni e le istruisca. Dobbiamo avvicinare le persone lavorando sulle sensibilità”.
Più tecnica, negli argomenti e nei punti sollevati, la seconda sessione di dibattito con la partecipazione, per Uniti per l’Unione, di Barbara Pontecorvo e Mario Venezia e, per Binah, di Fabiana Di Porto e Alessia Salmoni. Nel corso di questa sessione si è parlato in particolare di Otto per Mille, bilanci e giovani. Ad essere affrontata anche l’idea di uno sportello nazionale di assistenza proposto da Binah su cui ci si era già soffermati nella precedente sessione. L’idea, spiega Di Porto, è quella di appoggiarsi a un numero verde di assistenza sull’antisemitismo che vedrà presto la luce e di allargare questa opportunità ad altre problematiche in ambito sociale. Oltre non si potrà però andare, ha sottolineato comunque Pontecorvo, perché l’UCEI è un ente che svolge una funzione di controllo e dunque, come regola lo Statuto, piuttosto che creare un ‘suo’ sportello deve appoggiare le iniziative già adottate dalle singole Comunità. “Da parte di Binah sento arrivare proposte molto suggestive – ha detto Venezia – dispiace però constatare come spesso manchi una reale percezione dei costi”. Una delle strade da percorrere sul piano dei finanziamenti, sostengono le Binot, è l’aumento delle entrate derivanti non solamente dal gettito dell’Otto per Mille ma anche dal reperimento di fondi europei. “Vorremmo ingrandire la torta delle risorse e offrire un’opportunità lavorativa anche ai nostri giovani” ha spiegato Salmoni illustrando alcuni punti essenziali dell’iniziativa. A mettere l’accento sulla difficile situazione economico-finanziaria di alcune Comunità è stata nuovamente Pontecorvo. “Oggi – ha affermato – molte Comunità sono in situazione di grave disagio, una grossa gatta da pelare per il prossimo parlamentino. Personalmente credo che prima di ogni altra destinazione i soldi andranno erogati per il mantenimento in vita delle Comunità che oggi rischiano seriamente di scomparire”. “C’è però bisogno dell’affermazione di un principio fondamentale – ha ribatutto Di Porto – quello di responsabilità delle singole Comunità. È giusto che l’UCEI intervenga, ma non cedendo a un clima di isteria finanziaria”. “Sono favorevole a un atteggiamento progettuale – ha concluso Venezia – coprire i deficit delle Comunità solo se questo sforzo potrà andare a sostegno dei giovani. Sostenere un ebraismo vivo, questa deve essere la sfida”.

Adam Smulevich – twitter @asmulevichmoked