Ebraismo e mestieri
Shavuot a Torino ha visto un lunghissimo Tikkun che si è sviluppato in più tappe per quasi ventiquattro ore, tutto il primo giorno della festa. Mentre la sera di sabato è stata dedicata essenzialmente a riflessioni e derashot che ruotavano intorno ai dieci comandamenti, nel pomeriggio di domenica davanti a un pubblico decisamente folto si è parlato di “mestieri della nostra comunità e ebraismo”: medicina, musica, legge, comunicazione, economia, architettura, educazione, psicologia, arte, scienze, senza dimenticare la rabanut. Leggendo il programma provavo a immaginare cosa ciascuno avrebbe detto; “troppo facile, non c’è gusto!” ho cominciato a pensare del primo, poi del secondo, e alla fine mi sono resa conto di averlo pensato per tutti, senza eccezione. In tutti i campi si poteva facilmente individuare un punto di vista specificamente ebraico, oppure venivano subito in mente nomi di ebrei eccellenti, spesso entrambe le cose. È facile cedere alla tentazione di pensare quanto siamo bravi, ma in realtà in tutti questi campi (ad eccezione della rabbanut) si potrebbe forse individuare altrettanto bene un punto di vista cristiano, musulmano, ateo, pagano, italiano, francese, inglese, tedesco, ecc. Siamo noi che tendiamo a proiettare l’ebraismo in quell’ambito. Interessante notare che questo accade più di quanto forse ci si aspetterebbe: le persone intervenute domenica, diverse tra loro per interessi, studi svolti e grado di osservanza, hanno tenuto discorsi molto interessanti, con riflessioni acute, frequenti menzioni dell’halako di passi del Tanakh. Per tutti ho avuto l’impressione che la ricerca di un senso ebraico in quello che facevano non fosse solo l’occasione per un discorso, ma pervadesse davvero la loro quotidianità. Credo che queste attività, in cui ciascuno utilizza le proprie competenze per offrire un determinato punto di vista su temi ebraici, non siano solo una trovata per coinvolgere gli iscritti, ma offrano una preziosa occasione di arricchimento per tutti.
Anna Segre, insegnante