Qui Milano – Diciotto alberi per l’ambasciatore

Creare un ponte fra due mondi. Rappresentare i valori, la cultura e non semplicemente gli interessi di una nazione, in un paese straniero. Questa la missione di un diplomatico delineata durante l’incontro con il nuovo ambasciatore italiano in Israele Francesco Talò, organizzato nel Tempio centrale di Milano dalla sezione italiana del Keren Kayemet le Israel, il “fondo per l’ambiente” più antico del mondo, rappresentata da Silvio Tedeschi. Perché, prima di partire, Talò ha voluto farsi spiegare il paese che diverrà la sua casa da chi quel luogo lo conosce bene.
Ma nel giorno di lutto nazionale per il terremoto in Emilia, la manifestazione non poteva non iniziare che raccogliendosi in un minuto di silenzio per le vittime del sisma, ricordando il difficile momento che tutto il Paese sta attraversando.
Nel rivolgere all’ambasciatore Talò un augurio per la sua nuova missione, che lo porterà in Israele dopo essere stato console generale d’Italia negli Stati Uniti e poi inviato speciale per l’Afghanistan e il Pakistan, il rabbino capo di Milano Alfonso Arbib ha offerto una riflessione sulle bandiere, che vengono menzionate nella Parashah, la porzione di Torah settimanale letta pochi giorni fa. “Ogni uomo, ogni popolo, è chiamato a portare nel mondo una precisa identità e un preciso compito. La bandiera ne è il simbolo – ha spiegato il rav – Il rovescio della medaglia implica il fatto che la bandiera possa costituire un elemento di divisione. Eppure sono proprio le diverse identità che hanno nei propri valori il presupposto della convivenza. Ogni ambasciata porta nel paese che la ‘ospita’ la civiltà della propria nazione. E in questo modo costruisce un ponte. Auguro all’ambasciatore di poter andare a rafforzare e implementare il legame e la vicinanza già molto forte che esiste tra Italia e Israele e tra i loro popoli”. Di legami ha parlato anche il direttore del Corriere della Sera e presidente della Fondazione Memoriale della Shoah Ferruccio De Bortoli, che si è soffermato sullo straordinario lavoro di tessitura di rapporti umani svolto dal personale diplomatico italiano nel mondo “un lavoro che forse troppo di rado è raccontato dai media, ma che rappresenta una ricchezza straordinaria per il Paese e che è ben simboleggiato dall’attenzione che l’ambasciatore Talò sta rivolgendo all’approfondimento della realtà israeliana prima di partire”. Una riflessione condivisa da Talò che ha ribadito la sua volontà di conoscere e ascoltare le voci degli italiani per capire quale Paese andrà a rappresentare in Israele partendo dalle Comunità ebraiche, uno degli esempi della sua “unità ricca di differenze. Perché, per costruire ponti e legami, bisogna essere in tanti – ha sottolineato – Il popolo d’Israele costruisce vita e pianta alberi. È stato capace di cambiare l’identità del suo territorio, di sostituire foreste a deserti. Un’abilità di cui il mondo ha bisogno. E che spero potrà dare un importante contributo all’Expo 2015”.
Al diplomatico, che sostituirà ad agosto Luigi Mattiolo nella carica che fu anche dell’attuale Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, il Keren Kayemet ha donato 18 alberi (cifra che in ebraico esprime il valore numerico della parola ‘vita’) che saranno piantati nel Parco Italia nella regione di Sharon.

Rossella Tercatin – twitter @rtercatinmoked