Il rav? Punta dritto al Congresso
“È davvero poco ortodosso per un rabbino candidarsi al Congresso. Ma altrimenti chi si occuperà di portare valori al centro dell’arena politica?”. Rav Shmuley Boteach, 45 anni, una carriera iniziata come emissario Chabad nella prestigiosa Oxford, prima di lasciare il movimento Lubavitch e proseguire per la sua strada lastricata di popolarità, ha abituato da tempo il suo pubblico a uscite “poco ortodosse”. Programmi televisivi, libri sugli argomenti più controversi (l’ultimo Kosher Jesus, dedicato niente poco di meno che all’ebraicità di Gesù), amicizie peculiari, come quella che lo legava al cantante Michael Jackson, di cui divenne una sorta di guida spirituale. Infine la sua autocandidatura alla carica di rabbino capo del Commomwealth come successore di rav Sacks. Con la sua aspirazioni a entrare al Congresso il prossimo novembre con il partito repubblicano tuttavia, il “rabbino delle stelle” potrebbe davvero raggiungere l’apice dell’originalità. Se fosse eletto, sarebbe infatti il primo Rabbi Congressman della storia americana. Certo, il traguardo è complicato da raggiungere. Prima di tutto sarà necessario portare a casa la nomination del partito (le primarie si terranno questo giugno). Dopo di che dovrà strappare ai democratici il Nono Distretto del New Jersey, tradizionalmente liberal, e per di più contro un candidato particolarmente apprezzato dalla popolazione ebraica della contea per la sua vicinanza a Israele, Steve Rothman, che sfiderà alle primarie Bill Pascrell, con cui forse rav Boteach avrebbe vita più facile. “Perché un rabbino dovrebbe correre per il Congresso? Semplice, perché i problemi cui assistiamo in questa grande nazione non sono causati dal rovescio economico, ma dall’erosione dei valori morali. Io mi prefiggo di essere quella voce portatrice di valori di cui il Congresso ha disperatamente bisogno” ha spiegato Shmuley nella sua rubrica sull’Huffington Post a febbraio, quando per la prima volta ha ipotizzato la sua candidatura. Dal punto di vista delle posizioni politiche, Boteach è in linea con i principi generali del partito repubblicano (pur con alcuni distinguo, dichiarandosi per esempio contrario alla penalizzazione delle coppie di fatto o omosessuali): uno Stato snello, voucher alle famiglie per mandare i figli a scuole religiose, supporto al matrimonio tradizionale attraverso misure per la prevenzione dei divorzi. E tuttavia quello che è considerato uno dei rabbini più popolari del mondo presso i “non addetti ai lavori”, potrebbe incontrare nella sua avventura politica dei nemici ben più temibili degli avversari sul campo: un’inchiesta del settimanale ebraico americano The Forward ha messo in luce alcuni punti controversi che riguardano l’associazione The World, la quale sostenta l’attività di rav Boteach, pagandogli anche lo stipendio. Il Forward ipotizza un uso dei fondi che i donatori mettono a disposizione per opere di beneficenza quanto meno disinvolto. Negli ultimi cinque anni la retribuzione di rav Boteach è sempre variata, dato che potrebbe significare un’appropriazione di quanto disponibile di essendo classificata come associazione benefica e quindi esentasse, ha la tassativa proibizione di essere coinvolta in campagne politiche, con il rischio di perdere il proprio regime tributario speciale. Il Forward ha inoltre evidenziato come i coniugi Boteach abbiamo chiesto l’esenzione dalle tasse anche per la propria abitazione in quanto adibita a sinagoga, che fu pagata un milione e mezzo di dollari dodici anni fa, e che oggi è solo una delle varie proprietà immobiliari dei Boteach. Gli analisti politici ammettono che rav Boteach non è un candidato come tutti gli altri. “Nonostante abbia ricevuto una formazione chassidica, Boteach non è percepito come ultraortodosso e quindi inaccettabile – ha spiegato al Jewish Week il professor Gil Kahn della Kean University – Anche tra gli elettori che votano tradizionalmente democratico potrebbe esserci qualcuno che decide di scegliere lui. Ha personalità e se il partito repubblicano pensasse che ha qualche chance, potrebbe investire per supportarlo nella campagna elettorale”. Forse nella prossima legislatura ci sarà davvero occasione di salutare “Goodmorning, rav Congressman”.
Rossella Tercatin Pagine Ebraiche, giugno 2012