In cornice – MalaItalia in casa Martelli

Questa è una storia di malaItalia a proposito dell’interessante Museo Casa Martelli, l’ex-dimora di una famiglia nobile del posto imparentata con i Medici. L’ultima dei Martelli, Francesca, tanto devota da allestire un altare vicino alla sua camera da letto e chiamare spesso un prete per celebrarvi la messa, morì vent’anni fa nominando come unico erede la Chiesa. Lasciò un bel palazzo di 5.000mq nel centro di Firenze pieno zeppo di mobili e quadri, da tempo dichiarati dalle Belle Arti come parte patrimonio nazionale e quindi non esportabili. La Curia prese possesso dell’immobile, e pensò di cederlo allo Stato Italiano dietro pagamento, ma il passaggio di proprietà avvenne solo dopo 10 anni. Quando gli addetti del Polo Museale di Firenze, fra cui chi mi ha raccontato la storia, entrarono per la prima volta nel palazzo, lo trovarono in gran parte vuoto – a parte alcuni capolavori (su tutti “La Congiura di Catilina di Salvator Rosa” e uno splendido Piero di Cosimo) che valgono la visita. Dove erano finite tutte le altre opere d’arte? L’inventario redatto a suo tempo serviva poco all’indagine, perché, guarda caso, non era accompagnato da fotografie. Ma grazie a testimonianze dirette, gli addetti risalirono a una ” Veduta di Venezia” del pittore fiammingo Hendrik van Lint, che faceva parte della collezione Martelli; era stata portata fuori dall’Italia e stava per andare in asta da Christie’s a Londra. Bloccata la vendita, i carabinieri risalirono all’identità di chi aveva esportato illegalmente l’opera e stava per venderla come fosse cosa sua: era un congiunto di quel prelato che aveva accettato l’eredità della pia Francesca.

Daniele Liberanome, critico d’arte