Qui Livorno – “La sfida del coinvolgimento”
Dirigente di una multinazionale che opera in ambito medico, 59 anni, Vittorio Mosseri è il nuovo presidente della Comunità ebraica di Livorno. “Lavoreremo per tutti – spiega nella sua prima intervista dall’assunzione dell’incarico – per chi ci ha votato ma anche per chi ha fatto una scelta diversa. Vogliamo essere coinvolgenti e orientare alla crescita, nel rispetto delle idee di ognuno, la grande dialettica propria degli ebrei livornesi”. Al suo fianco nella Giunta esecutiva Guido Servi, vicepresidente con delega alla cultura, all’istruzione e al culto, e Gianfranco Giachetti, che si occuperò invece della gestione dei beni immobiliari. Completano il direttivo i consiglieri Silvia Ottolenghi Bedarida (rapporti con l’UCEI, con le altre Comunità ebraiche e con l’Ambasciata di Israele in Italia), Franco Levi (contabilità e servizi sociali) e Daniele Polacco (attività giovanili e sicurezza).
Prime sensazioni da presidente?
Molto positive. Mi rendo contò che è una prova non facile anche alla luce della straordinaria tradizione di leader che da sempre accompagna la storia di questa comunità – tra gli altri cito Paola Bedarida e Samuel Zarrough, due persone a cui sono particolarmente legato – ma le responsabilità non mi spaventano. Affronto l’incarico mettendo a disposizione tutto quello che ho imparato nella vita professionale: specifiche competenze, ma anche passione, onestà e voglia di fare. La priorità sarà il lavoro di squadra: un Consiglio coeso per affrontare nel segno dell’unità le sfide che interessano la collettività. Non lavoreremo mai per noi stessi: lavoreremo per chi ci ha eletto ma anche per chi ha scelto diversamente.
Negli ultimi anni, internamente alla Comunità, non sono mancati i momenti di tensione tra differenti correnti di pensiero. Come intervenire per appianare i contrasti?
La nostra Comunità è una realtà estremamente vivace. Una ricchezza da cui non possiamo prescindere e che ci offre molteplici opportunità: la sfida deve essere quella di armonizzare le varie anime e di orientare questa dialettica alla crescita nel rispetto delle diverse idee di cui ciascuno è portatore. Ci impegneremo a essere trasparenti e sempre disponibili al confronto. Anche per questo istituiremo un punto di ascolto settimanale rivolto agli iscritti che potranno così interfacciarsi direttamente con il presidente, i membri di Giunta e tutto il Consiglio.
Quali sono i vostri principali obiettivi?
Valorizzare le tante eccellenze già operative. Siamo una Comunità piccola nei numeri ma che lavora bene su più fronti. Fronti interni – dal Talmud Torah alla kasherut, dai progetti con gli anziani ai minhanim garantiti due volte a settimana al Tempio – e fronti esterni nel solco di un rapporto ottimale e consolidato con le istituzioni. Dobbiamo migliorare invece dal punto di vista dell’informazione. A partire da un aggiornamento costante del nostro sito ufficiale, ma anche con la creazione di un bollettino comunitario cartaceo che raggiunga tutti gli iscritti. Soprattutto quelli che hanno poca dimestichezza coi moderni sistemi elettronici. L’impegno più grande sarà però quello di avvicinare i cosiddetti ebrei ‘lontani’, persone progressivamente distaccatesi che partecipano con scarsa o nulla frequenza alla vita comunitaria. Ciò potrà avvenire soltanto se saremo davvero coinvolgenti.
Lei è arrivato a Livorno giovanissimo. Aveva appena quattro anni quando la sua famiglia emigrò dall’Egitto in Italia per sfuggire alle persecuzioni del regime di Nasser. Cosa ricorda di quel periodo?
Ricordo il dolore e l’angoscia di dover ricominciare da capo. Ma ricordo anche il commovente calore degli ebrei di Livorno che ci ha permesso di non sentirci mai soli. Con questo incarico spero di poter ripagare il debito di riconoscenza maturato da tutta la mia famiglia nei loro confronti.
Adam Smulevich – twitter @asmulevichmoked