Traccia sulla Shoah, opinioni a confronto

Un primo riscontro positivo viene dai numeri. Da quel 4,7% di studenti che, alle prese con gli esami di maturità, per la prova d’italiano che ha aperto ieri mattina la sessione degli scritti si è orientato sulla traccia B, quella in cui è richiesto un approfondimento sulla ‘scientificità’ della soluzione finale nazista ai danni del popolo ebraico. Un dato solo apparentemente basso perché, se comparato alla media delle preferenze accordate nel passato ai temi ad argomento storico (appena l’1%), risulta invece molto significativo tanto che lo stesso Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in un comunicato emesso nel pomeriggio, parla di risultato “particolarmente rilevante”. Numerose le reazioni. In campo ebraico e non solo. Soddisfazione, in una nota inviata alle agenzie di stampa, è stata espressa dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. “Riflettere sul nesso di causalità che vi fu tra ideologia della morte e sua concreta applicazione – ha spiegato – è una grande opportunità che il Ministero ha voluto oggi offrire a quasi 500mila studenti italiani. Una lezione di portata universale perché, a partire dal dramma di un popolo e di tutte le altre realtà vittime del nazifascismo, si rafforzi nelle nuove generazioni la consapevolezza dell’impegno democratico per un futuro di autentica amicizia e fratellanza tra tutti i popoli del mondo”. Per Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, si tratta di una scelta ‘importante’ e ‘coraggiosa’ che serve misurare “cosa esattamente pensano gli studenti italiani su questo tema in un momento molto difficile per l’Europa tutta con l’emergere di pulsioni nazionalistiche, xenofobe, fasciste e negazioniste”. Dal leader degli ebrei capitolini è arrivata anche una proposta operativa: far esaminare i vari elaborati a una commissione di esperti così da capire “come in questi anni è passato il messaggio sulla Shoah”. Reazioni anche dal rabbinato: “Mi sembra molto importante – dice tra gli altri il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni – che per proporre una riflessione su un tema così drammatico sia stato scelto un brano che mette in evidenza alcuni degli aspetti più allucinanti dello sterminio nazista come la programmazione, il cinismo, la burocrazia, il carrierismo, la banalità”. Visto da questa speciale prospettiva, afferma infatti il rav, “la storia della Shoah è ancora di più una lezione per il presente e un banco di prova per la maturità”. Di traccia coraggiosa parla lo storico Marcello Pezzetti, direttore scientifico del Museo della Shoah. “Questo titolo – dice – mi ha fatto un piacere umano ma anche e soprattutto scientifico. È un grande segno di maturità che viene dalla scuola. Il ministro sta dimostrando che il mondo scolastico ha una posizione avanzata su questo tema rispetto al resto della società”. Non mancano però considerazioni di taglio differente. In un’intervista rilasciata al giornale online Linkiesta lo storico sociale delle idee David Bidussa ammonisce infatti contro il rischio banalizzazione. “Leggendo l’estratto di Hannah Arendt – spiega – si deduce un certo modo di vedere il genocidio. Appare come un fatto deciso da alcune persone che, riunite insieme, scelgono di perpetrare lo sterminio e la cosa poi si realizza come conseguenza quasi burocratico-amministrativa”. Ma non è così, gli chiede il giornalista? “Di fatto sì, ma c’è un punto che non può essere trascurato. Quel momento, che c’è stato, è solo l’attimo finale di un processo. La decisione vera era avvenuta prima in una società complessa e complicata nella quale si vede sparire il vicino e il conquilino senza che la cosa costituisca un problema. È qui che si decide il genocidio”.

a.s – twitter @asmulevichmoked