…proposte
Ieri alla grande Conferenza Tomorrow del Presidente Shimon Peres al Palazzo dei Congressi a Gerusalemme è stato chiesto a un gruppo di esperti di diversi paesi di indicare i tre problemi principali all’ordine del giorno del popolo ebraico. Attorno al tavolo, anche due membri del Parlamento italiano, l’On. Fiamma Nirenstein e l’On. Emanuele Fiano. Queste le mie tre proposte:
1) Va fissato definitivamente il carattere di Israele come Stato democratico del popolo ebraico. Oggi, inequivocabilmente dimostrata dagli ultimi dati, vediamo la quotidiana erosione della maggioranza ebraica sia nello Stato d’Israele, sia sull’intero territorio dalla costa del Mediterraneo al fiume Giordano. La causa è il più alto accrescimento degli abitanti arabi, cittadini o non cittadini di Israele, assieme all’afflusso costante di lavoratori stranieri e di rifugiati politici da paesi meno sviluppati. Di fronte a queste tendenze – inevitabilmente destinate a continuare in questo e nel prossimo decennio – al prezzo di dolorose rinunce, è necessario stabilire i confini politici dello Stato d’Israele su un territorio con una chiara e stabile maggioranza ebraica. Israele deve anche tutelare i diritti di ogni cittadino senza distinzione di religione o etnia, come prescritto nella Dichiarazione d’Indipendenza. Vanno sviluppati programmi a sostegno della famiglia ebraica e dei nuovi immigranti per favorire la crescita della popolazione ebraica in Israele e per lo meno mantenere la sua stabilità nella Diaspora.
2) Va creato un nuovo sistema di governance rappresentativa degli interessi del popolo ebraico a livello mondiale. Nella congerie di organizazioni nazionali, continentali e mondiali che si auto-proclamano rappresentanti del collettivo ebraico, nessuna si basa sul voto diretto delle persone. Necessita un nuovo foro di consultazione dei rappresentanti di Israele e di tutte le comunità del mondo, con le dovute correzioni per evitare lo stradominio di Israele e degli Stati Uniti. Questo organismo – la Tavola Peres per il Popolo Ebraico – va stabilito sotto l’egida della Presidenza dello Stato d’Israele. Dovrebbe potere consultivo obbligatorio su tutte le questioni relative ai rapporti fra Israele e la Diaspora. È essenziale che questa Tavola raccolga non solamente i soliti dirigenti e professionisti istituzionali, ma anche gli esponenti di tutte le correnti ideologiche dell’ebraismo, del mondo della cultura e dell’economia.
3) Va cambiato il sistema elettorale in Israele – madre e padre di tutte le piaghe che indeboliscono la società israeliana e il rapporto fra Israele e gli ebrei nel mondo. L’attuale metodo, proporzionale puro, a collegio unico nazionale, senza voto di preferenza, con una soglia di ammissione minima del 2 per cento, è un anacronismo su scala mondiale. Esso crea una Knesset non governabile e non rappresentativa e incoraggia ogni ricatto possibile nella formazione della coalizione governativa israeliana. Questa determina in larga misura l’identità politica, culturale e religiosa del paese e i suoi rapporti con gli ebrei nel mondo, con conseguenze deleterie. Il numero di partiti politici rappresentati in parlamento va grandemente ridotto con l’aumento della soglia di ammissione al 4 per cento e l’elezione di metà dei deputati (60 su 120) in altrettanti distretti elettorali, mentre l’altra metà sarà sempre eletta in collegio unico nazionale. La conseguente inevitabile fusione o scomparsa di molti partiti minori creerà un sistema politico migliore, più rappresentativo e governabile, a vantaggio di Israele e del popolo ebraico.
Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme