Identità, coraggio, partecipazione Al via il grande convegno sugli Italkim

Molti autorevoli contributi al convegno Italia in Israele che si è aperto questa mattina al Centro Culturale di Mishkenot Sha’ananim a Gerusalemme. L’evento, nato da un’idea della Hevrat Yehudé Italia in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Israele, l’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv, Mishkenot Sha’ananim e con la partecipazione della Regione Puglia, si prefigge di fare una mappatura degli italkim, la comunità degli italiani di Israele, e di analizzare il loro apporto in più campi alla crescita e al benessere della collettività isreliana. Vuol essere anche un caloroso ‘lehitrahot’, un arrivederci, all’ambasciatore Luigi Mattiolo la cui missione volgerà al termine entro poche settimane. È stato proprio il diplomatico, unitamente al direttore di Mishkenot Sha’ananim Uri Dromi, al direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Carmela Callea e al responsabile alla cultura della Hevrat Yehudè Italia Cecilia Nizza, ad aprire i lavori con un indirizzo di saluto in cui ha ribadito l’indissolubile rapporto di amicizia e collaborazione esistente tra Italia e Israele. Un tema cui è inoltre dedicata la mostra fotografica sui rapporti istituzionali tra i due paesi che ha accolto i numerosi ospiti accorsi. Tra il pubblico il console generale d’Italia Giampaolo Cantini, il presidente della Hevrat Yehudè Italia Eliahu Benzimra, il presidente del Comites Beniamino Lazar e il presidente dell’Irgun Olè Italia Vito Anav.
Un primo profilo sulla complessa e articolata realtà degli italkim è stato tracciato dal demografo Sergio Della Pergola che, nella prima sessione presieduta del professor Dromi, ha analizzato alcune specificità storico-identitarie di questa comunità. Nel suo intervento, intitolato ‘Chi sono gli italkim? La via italiana al Sionismo’, si è partiti dai flussi migratori di inizio Novecento per arrivare ai giorni nostri. Di grande interesse un dato emerso con le ultime rilevazioni statistiche: per il 2012, qualora il trend fosse confermato anche nei mesi estivi, l’alyah dall’Italia risulterebbe raddoppiata rispetto al recente passato. “Le cause – ha spiegato il professore – sono soprattutto due: disagio economico e disagio politico. Per molti nuovi immigrati la sfida sarà adesso quella di trovare collocazione in un contesto professionale differente da quello originario con la disponibilità a cambiare, anche radicalmente, le proprie abitudini lavorative”. A seguire proiezione dell’intervista fatta dalla sede RAI di Gerusalemme a Martino Godelli, pioniere del sionismo socialista italiano, e presentazione del volume Italia-Israele: gli ultimi 150 anni a cura della Fondazione Corriere della Sera che racchiude gli atti dell’omonimo convegno organizzato a Gerusalemme in occasione delle celebrazioni per il Centocinquantenario di unità nazionale. L’opera è stata introdotta da Simonetta Della Seta, consigliere per gli affari culturali dell’Ambasciata d’Italia.
Ancora prospettive storiche nella successiva sessione intitolata ‘Dalla sfida di Enzo Sereni ad oggi: la storia e le idee’ e presieduta dal presidente di RCS libri Paolo Mieli. A soffermarsi sull’originalità ideale delle prime aliyot italiane, con particolare riferimento alla propria esperienza biografica di giovane ebreo romano fortemente coinvolto nei movimenti sionistici attivi nel dopoguerra, l’ex ambasciatore di Israele a Bruxelles Sergio Minerbi. “Sebbene scarsa di numero – ha spiegato – l’immigrazione dall’Italia ha rappresentato un momento molto importante e significativo nella storia di Israele. Tanti i fattori che hanno contribuito a questo fenomeno: le circostanze eccezionali esistenti dopo l’occupazione nazista, le deportazioni di numerosi ebrei italiani, e infine la Liberazione con la magnifica avventura dell’Aliyah Beit”. Un flusso, come precedentemente evidenziato da Sergio Della Pergola, che non cessa ma anzi aumenta gradualmente di unità anno dopo anno. Ai nuovi aspiranti cittadini di Israele Minerbi rivolge un appello: “Israele è un paese che presenta grandi opportunità, soprattutto per chi ha un solido background di studi e in Italia non riesce a trovare soddisfazione. È un paese che ha bisogno di medici, tecnici e fisici. È il livello scientifico che fa la differenza”. Hanno completato la seconda sessione mattutina gli interventi del professor Mario Toscano, che ha fatto il punto sui documenti e sulle memorie dell’immigrazione clandestina dall’Italia, un capitolo ricco di spunti e storie straordinarie ancora non del tutto conosciuto, e del biblista Alexander Rofè, che ha illustrato le diversità ideologiche di alcune grandi personalità dell’ebraismo italiano dello scorso secolo.
I lavori riprenderanno al pomeriggio con due differenti panel: il primo, intitolato ‘Inventori di correnti accademiche’, sarà presieduto da Manuela Consonni dell’Università ebraica di Gerusalemme e vedrà la partecipazione di Shlomo Avineri (La natura intellettuale degli italkim), Alfredo Mordechai Rabello (Il contributo dei giuristi italkim alla via giuridica del nuovo Stato di Israele) e Lia Romanin Jacur Addadi (Il contributo nella medicina e nelle scienze sperimentali). A seguire tavola rotonda sulle esperienze professionali degli italkim nelle scienze condotta dal giornalista Claudio Pagliara, corrispondente RAI per il Medio Oriente, e con protagonisti Francesca Levi Schaffer, Marina Finzi Norsi, Angelo Colorni e Aaron Fait. Concluderà questa densissima prima giornata di convegno un concerto del Gruppo Musicale di Pizzica Kalàscima.

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