…Shamir
È mancato questa settimana Itzhak Shamir, il settimo Primo Ministro nella storia di Israele. Un uomo un po’ schivo e brusco, apparentemente modesto e solitario, di quella generazione di uomini dai principi adamantini, onestissimi, e assolutamente dedicati alla causa dello Stato di cui sembra si sia perduta la traccia nella generazione più recente dei leaders politici. Ma era anche un uomo capace di uccidere, quando era uno dei capi del movimento della resistenza ebraica in Palestina, e di prendere decisioni importanti quando fu Premier. Gli storici si domanderanno come ricordare Shamir. È difficile citare a mente una sua frase o un atto particolarmente notevole. Con lui è arrivata la grande ondata di immigranti dall’Unione Sovietica che ha trasformato Israele. Ma il suo mandato verrà ricordato probabilmente come quello di chi ha ricevuto in custodia un pegno, e cosí come l’ha avuto, l’ha passato al suo successore. Fu però notevole e coraggiosa la sua decisione – contro le aspettative di tutti – di non contrattaccare l’Iraq quando nel gennaio del 1991 Sadam Hussein lanciò i suoi 39 missili Scud sulle città israeliane. In quell’occasione Israele staccò un importante tagliando nell’opinione pubblica mondiale. Poco dopo ci fu la Conferenza per la pace di Madrid, in cui in realtà non avvenne nulla. Ma il fatto stesso dell’incontro fra le parti fu strumentale nell’aprire lo spiraglio che avrebbe portato poi al trattato di Oslo. A Madrid, accanto a Shamir, sedeva un giovane e promettente sottosegretario agli Esteri, certo Bibi Netanyahu. E gli storici cominciano già ora a chiedersi anche che cosa scriveranno del nono Primo Ministro nella storia di Israele: un altro che ha passato il pegno che aveva ricevuto, oppure uno che ha cambiato il corso della storia.
Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme