Voci a confronto

Tra le tante notizie tragiche che anche oggi ci giungono dal Medio Oriente, il sottoscritto non ha trovato traccia di una che, se confermata, sarebbe davvero il segnale di un cambiamento in positivo: il governatore della banca israeliana Fischer ed il premier palestinese Fayyad hanno firmato importanti accordi che dovranno permettere alla AP di superare la gravissima crisi di liquidità dovuta ai pochi aiuti concreti che arrivano a Ramallah da USA, EU e sceicchi arabi.
Tutti i media continuano ad occuparsi dell’attacco jihadista ai confini tra Egitto, Israele e Striscia che hanno causato la morte di 16 egiziani; le Figaro spiega che, dietro le assurde pretese che il Mossad sarebbe dietro questo attacco, si sta delineando, in realtà, la volontà di al Qaeda di incunearsi in un Sinai da tempo smilitarizzato per rompere la pace fredda tra Egiziani ed Israeliani. Per il Financial Times non sarebbero da trascurare anche i tentativi di Hamas di ricevere dai Fratelli Musulmani maggiori aiuti, forse a suo tempo promessi, e sempre più necessari; ma di fronte ai qaedisti, paradossalmente, secondo il FT, Israele e Hamas dovrebbero quasi collaborare se vogliono ottenere qualche risultato. Le Monde scrive anche che il recente attacco non sarebbe stato negli interessi né dei palestinesi, né di Hamas, né dell’Egitto. Pio Pompa sul Foglio aggiunge che nel Sinai i jihadisti godono dei finanziamenti anche di paesi che si dichiarano amici di Israele. Due brevi ci informano, su La Stampa, che l’Egitto ha chiuso, e intenderebbe distruggere, i tunnel sotto il confine con la Striscia (che Mubarak si apprestava a sbarrare ndr), e sul manifesto che varie personalità egiziane, tra le quali Amr Moussa, “hanno condannato l’intervento israeliano” (che ha distrutto il mezzo conquistato dai terroristi penetrato in Israele ndr). Il manifesto non smentisce mai il suo odio verso tutto ciò che è israeliano.
In Siria continuano i combattimenti, ad Aleppo come a Damasco, e continuano i passaggi di campo di personalità sempre pronte, in queste situazioni, a tentare di tutto pur di restare a galla (lo abbiamo visto anche nella nostra Italia alla fine del fascismo). L’Iran aiuta in tutti i modi l’alleato Assad, come scrive Luca Geronico su Avvenire, e, dopo la recente cattura di tanti iraniani (pellegrini?) da parte dei ribelli, dichiara ufficialmente di considerare l’Occidente responsabile per le loro vite. Francesco Battistini sul Corriere ed Enrica Ventura su Libero sottolineano il fermento diplomatico di questi giorni che dovrà portare a qualche nuova situazione: Salehi, ministro degli esteri iraniano, è volato ad Ankara, Ahmadinejad sta per recarsi alla Mecca in un viaggio che non potrà essere soltanto un pellegrinaggio, e il presidente egiziano Mursi è stato invitato a Teheran ad un vertice di paesi “non allineati” che si apre il prossimo 26. Al Qaeda, intanto, continua con le sue strategie, e Lorenzo Cremonesi ci porta la testimonianza della sua presenza in angoli defilati di una Siria nella quale agiscono, in contrasto tra di loro, forze sciite alleate con gli alawiti, forze popolari locali non legate ad alcun estremismo religioso, ma vogliose soltanto di libertà, ed estremisti sunniti che desiderano anche vendicare la perdita di potere patita nel vicino Iraq, e intanto imporre la sharia. Giordano Stabile scrive su La Stampa che le forze jihadiste sarebbero, al momento, già comprese tra 3 e 5000 uomini, mentre, dall’Africa, Hillary Clinton dichiara che l’invio di forze combattenti straniere in Siria non verrà tollerato. Verrebbe voglia a chi scrive di chiedere al Segretario di Stato in che modo pensi di “non tollerarlo”, stante le precedenti decisioni del presidente Obama che non vuole intervenire sul terreno. Aggiunge Alberto Flores D’Arcais su Repubblica che per gli USA saranno i siriani a scegliere il proprio futuro. Entrambe queste dichiarazioni sembrano espressione di vuota politica. Più seriamente scrive Mario Arpino su Nazione, Giorno e Resto del Carlino che i cristiani siriani sono in stato di allarme rosso. Paola Peduzzi apre una particolare finestra su questo conflitto andando a curiosare su quanto che succede nei salotti, soprattutto parigini, di tante signore potenti che, tra cocktails ed amori vari, allacciano e disfano ogni genere di relazioni. Fausto Biloslavo sul Giornale scrive che l’Italia sta per togliere ad Assad la benemerenza riconosciutagli nel recente 2010, e di rimando la Siria potrebbe togliere al Presidente Napolitano quella siriana a lui concessa; tutto questo mentre l’ambasciatore di Damasco a Roma rimane al suo posto ricoprendo, in questa fase di relazioni congelate, anche il posto di ambasciatore presso la FAO.
La guerra siriana ne trascina anche un’altra, pronta ad esplodere; i curdi, dopo essere riusciti a sfruttare la caduta di Saddam Hussein, cercano di ripetere lo stesso nel nord della Siria, ed Erdogan se ne preoccupa al punto di minacciare addirittura di invaderne la regione pur di tenere sotto controllo i curdi turchi che avrebbero tutto da guadagnare da un nuovo successo dei loro fratelli.Ne parlano Marta Ottaviani su Avvenire e Daniele Raineri sul Foglio che scrive opportunamente che la guerra tra turchi e curdi è analoga a quella tra Assad ed i ribelli.
Un articolo molto serio della redazione del Foglio e Alberto Mattone su Repubblica riprendono dai giornali israeliani Debka e Haaretz la notizia secondo la quale l’Iran sarebbe arrivato ad arricchire l’uranio al 65%, avvicinandosi al fatidico 80-90%. Gli USA fanno finta di credere ancora che le sanzioni possano bastare e, col recente viaggio a Gerusalemme di Panetta, avrebbero cercato di frenare dei piani di attacco che sarebbero pronti, con un Netanyahu ugualmente pronto ad assumersi le proprie responsabilità. La bomba iraniana, infatti, colpirebbe in primo luogo proprio Israele e non certo gli USA, e ciò è ben presente al premier israeliano..
Da seguire, nei prossimi giorni, la vicenda della banca inglese Standard Chartered sospettata di favorire operazioni iraniane proibite (e nella vicenda si intravedono anche le insofferenze sempre presenti tra inglesi ed americani), della quale scrive, tra gli altri, Paolo Mastrolilli su La Stampa.
S. Mon. sul Corriere presenta una nuova tecnologia dell’israeliana bTendo che permetterà ai cellulari di nuova generazione non solo riprese ad alta definizione, ma anche l’immediata proiezione su ampi schermi. Inutile dire che anche questo nuovo successo della new technology israeliana è di grande interesse per i giganti della telefonia mobile.
Infine da segnalare Matteo Marcelli che, su Avvenire, descrive una nuova, gravissima strage perpetrata dai musulmani in una chiesa evangelica nigeriana.
Emanuel Segre Amar