Coniugare passione, impegno e identità
“Torah a pugni stretti” recitava il titolo di pagina 36 del primo numero di Pagine Ebraiche. Era il mese di novembre del 2009 e la redazione si era trovata per la prima volta alla difficile scelta su quali temi sviluppare nelle pagine di sport. Sport ed ebraismo, cosa potevano mai avere in comune? Sembrava quasi la barzelletta sull’importanza dell’elefante e il problema ebraico. Eppure è interessante constatare come una vita ebraica intensa e un incredibile talento sportivo convivano in tanti atleti. Pagine Ebraiche iniziava un lungo percorso di storie e aneddoti attraverso lo straordinario esempio del pugile Yuri Foreman (nella foto), autore di un’impresa non da poco: primo studente di yeshivah a vincere il titolo di campione del mondo super welterweight della World Boxing Association. Immigrato dalla Bielorussia in Israele dopo la caduta del Muro di Berlino, Foreman aveva poi scelto di trasferirsi a New York per realizzarsi pienamente nella boxe. Mantenendo però l’aspirazione, una volta appesi i guantoni al chiodo, di diventare rabbino. Sembra che gli studi siano a buon punto. Lo sport è spesso capace di contagiare le persone più inaspettate. Ha suscitato per esempio grande curiosità e anche qualche polemica l’istituzione del Maccabi Mea Shearim, squadra di basket del quartiere haredì più famoso di Israele, che tra le sue fila annovera addirittura il nipote del leader sefardita rav Ovadia Yosef, Yonatan. Insieme a lui a indossare una volta alla settimana la casacca scura arrotolando le peyot (i riccioli ai lati del viso) dietro le orecchie, altri sei studenti di yeshiva, impegnati nella sfida di conciliare la vita di studio con la pallacanestro. Una missione non sempre facile (“Alcuni venendo a sapere del nostro passatempo ci considerano in modo diverso”), ma con un obiettivo preciso: “Abbiamo deciso di dimostrare una volta per tutte che gli haredim sanno anche giocare a basket”. Sono esempi illuminanti per tanti bambini e ragazzi che in tutto il mondo sognano di affermarsi nello sport senza per questo rinunciare a una piena affermazione della propria identità. Come la piccola Naomi Kutin, che a dieci anni è la campionessa della sua categoria di sollevamento pesi, oltre a essere una brillante studentessa della Yeshivat Noam di Paramus, in New Jersey. Alcuni mesi fa, Naomi è stata capace di far registrare il nuovo record mondiale della categoria: 97 libbre (44 chilogrammi) contro avversarie decenni più vecchie di lei. Successi che si sono ripetuti anche nelle scorse settimane. “E’ un po’ strano avere più forza degli adulti intorno a te” il placido commento della bambina. Che è sostenuta con grande entusiasmo dalla sua famiglia, che si riconosce nell’ebraismo Modern Orthodox. Di sabato, in osservanza dello Shabbat, Naomi non partecipa alle gare, né si allena, perché questo contrasterebbe con lo spirito del riposo. A scuola, al pari delle sue compagne, indossa una gonna nera lunga fino al ginocchio e maniche che coprono i gomiti. Durante le sessioni di training a casa invece una divisa colorata con calzettoni turchesi. Gli insegnanti e i compagni seguono le sue imprese con calore, raccogliendo tutti gli articoli che parlano di lei. Negli Stati Uniti, casi di atleti a tutti i livelli che osservano lo Shabbat o altre festività religiose sono sempre più frequenti. Spesso le squadre o le federazioni tentano di venire loro incontro, anche se non è sempre possibile. Come è accaduto lo scorso anno ad Amalya Knapp, sette anni e campionessa di ginnastica artistica, che ha dovuto rinunciare alle finali dei campionati dello Stato del New Jersey. “La mamma mi ha detto che certe volte nella vita devi fare delle scelte”, la sua riflessione. Certo l’auspicio è che si arrivi almeno a evitare situazioni imbarazzanti come quella che ha coinvolto il calciatore israeliano Itay Shechter durante una partita dei preliminari di Champions League contro il Red Bull Salzburg. Dopo aver segnato il gol che valeva la qualificazione del suo Hapoel Tel Aviv, ha esultato indossando una kippah e si è ritrovato un cartellino giallo sventolato sotto il naso dal direttore di gara.
Rossella Tercatin – twitter @rtercatinmoked
(Pagine Ebraiche agosto 2012)