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“Banìm attèm l-Ha-Shèm E-lokekhèm, lo’ thithgodedù we-lo’ thasìmu qorchà ben ‘enekhèm la-mèth”, “Voi siete figli del Signore D.o vostro, non fatevi incisioni e non radetevi tra i vostri occhi per un morto”.
Queste disposizioni sono evidentemente legate ad usanze pagane dalle quali l’ebreo deve tenersi lontano. Così le classifica il Maimonide, così le intendono la maggioranza dei commentatori. Ma il midràsh dà anche un’altra interpretazione: siccome siete tutti figli di Ha-Qadòsh Barùkh Hu’, “lo’ thithgodedù”, non suddividetevi in “agudòth” (gruppuscoli) e non mettete alcuna “qorchà” (radura, spazio vuoto) in mezzo ai vostri occhi: pur nel rispetto della pluralità delle opinioni (che è ricordata da Proverbi 19:21, “Molti sono i pensieri nel cuore dell’uomo…”), questa non deve portarci al frazionamento in gruppi che non hanno dialogo fra di loro, fra i quali c’è uno spazio, una radura, incolmabile. Anche l’eccessivo frazionamento è parte di una forma di paganesimo: il pensiero individuale diventa talmente preponderante da diventare una specie di idolo assoluto, da non lasciare spazio a una visione più globale, una visione che vede nella molteplicità delle idee uno stimolo anziché un’aberrazione.
Che quest’interpretazione non sia affatto peregrina è testimoniato anche dal fatto che l’ammonizione della Torah “lo’ thithgodedù” (non suddividetevi in gruppuscoli) è inserita tra due regole che hanno a che fare con la Qedushà, l’elevazione spirituale: l’obbligo di aborrire ogni forma di idolatria e il divieto di contaminarci con cibi impuri.
Il midràsh conosce a fondo la psicologia e l’animo umano: sa perfettamente che è cosa molto diffusa la radicalizzazione delle proprie idee. È per questo che ci mette in guardia, avvisandoci nel contempo che saper superare i propri personalismi è segno di elevatezza morale, di un livello che ci rende degni di definirci figli di Ha-Qadòsh Barùkh Hu’, creati veramente con il Suo sigillo e il Suo conio.

Elia Richetti, presidente dell’Assemblea rabbinica italiana