Tea for Two – Il mito Abramson

Fin da quando il lume della ragione si è insinuato timidamente nella mia testa, un fatto mi ha perseguitata: avrei cercato continuamente modelli ai quali ispirarmi. E se fino a qualche tempo fa in cima alla top ten delle “donne che vorrei essere”, troneggiava Rory, la genialoide figlia del poetico telefilm Una mamma per amica, ora a insidiarla è arrivata la nuova regina della carta stampata. Complice un articolo sul Corriere della Sera, Jill Abramson è ufficialmente la donna che diventerà il mio faro nella notte. Probabilmente passerò la vita a scrivere in un sottoscala polveroso, ma sopra alla mia brandina scricchiolante ci sarà il suo poster, ovviamente accanto a quello di qualcuno di altamente improbabile come Gabriel Garko. Jill Abramson è il primo direttore donna del New York Times, la quinta nella classifica delle donzelle più influenti secondo Forbes. Sposata, due figli e un golden retriver di nome Scout. Vi rendete conto? Carriera dorata iniziata con il giornalismo investigativo e vita sentimentale niente male. Ma l’elemento determinante che l’ha resa un role model che consiglio a chiunque, è il seguente: la Abramson ha scritto un libro, frutto della rubrica che teneva sul giornale, intitolato The puppy diaries. Un titolo azzeccato che fa eco ai vari Carrie diaries, The nanny diaries, The vampire diaries e compagnia bella. Una giornalista seria e temuta come lei dedica l’inchiostro o il ticchettio di un portatile alle prodezze del suo cucciolo di cane. Questo si sposa perfettamente con l’ideale che contorna la mia esistenza: seri si, ma non troppo. Di successo magari, ma senza dimenticare di dare la pappa al cane e portarlo giù. Perché è questa la vera bellezza, non perdersi in viaggi metafisici della fama (quella della Abramson è stratosferica) e dello stuolo di questuanti, ma vivere in maniera terrestre e perché no, anche canina. La immagino con la tenuta casual, in una di quelle case di New York piene di libri e con i mattoni a vista. Magari con la cucina con l’isola e barattoli di burro di arachidi e gefilte fish, per ricordarsi di essere americani ed ebrei. E a proposito di ebraismo, i blog si sono scatenati: “Jill Abramson controlla la stampa, ergo gli ebrei controllano la stampa e quindi il mondo” hanno tuonato. Ma Jill non credo se ne preoccuperà, Scout l’unico essere vivente che non è minimamente intimidito da lei, la difenderà lealmente come solo un quattro zampe sa fare.

Rachel Silvera, studentessa twitter @RachelSilvera2