Lech Lechà, successo di pubblico e critica

Una settimana di cultura, spiritualità, incontro. Si è appena conclusa, con le suggestioni della Notte dell’Ebraismo Tranese, la prima edizione del festival Lech Lechà. Coinvolte nell’iniziativa dieci località pugliesi per una serie di eventi dedicati a vari aspetti dell’identità ebraica. Dieci come i filoni tematici affrontati nel corso della rassegna: dalla storia alla letteratura, dallo studio dei testi alla gastronomia. Organizzato dalla Comunità ebraica di Napoli con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (all’inaugurazione era presente il consigliere Sandro Temin) e promosso dall’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia, il festival ha avuto come baricentro dei tanti eventi in agenda la città di Trani e la sua antica sinagoga Scolanova dove hanno avuto luogo conferenze, dibattiti e reading di poesie. A ripagare del notevole sforzo organizzativo una presenza di pubblico sempre molto significativa e partecipe. La sfida, consapevoli dell’interesse riscontrato, è adesso quella di dare una cadenza annuale all’appuntamento. “Sono estremamente soddisfatto dei risultati di pubblico e critica che la manifestazione ha riportato in questi sette giorni di full immersion nella cultura ebraica. Si tratta – dice Francesco Lotoro, musicista e direttore artistico di Lech Lechà – di una premessa importante per iniziare a pensare a un’edizione ancora più ricca e articolata che speriamo di poter mettere in cantiere con l’indispensabile supporto della amministrazione di Trani e della Comunità ebraica di Napoli, i cui rappresentanti ringrazio pubblicamente per la loro preziosa collaborazione. Lech Lechà non esaurisce ovviamente l’approfondimento di quelli che sono i molteplici aspetti di una cultura millenaria e complessa come quella ebraica, ma vuole essere un importante input per quanti ancora poco conoscono di essa, uno strumento utile per iniziare a vincere luoghi comuni e pregiudizi, e soprattutto un mezzo per riappropriarsi dell’importantissimo segmento di una storia che è anche la nostra storia”.