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Sanità – Il rispetto della diversità

“Fornire indicazioni utili per adeguare i nostri ospedali e le altre strutture sanitarie alle esigenze religiose nella cura e nell’assistenza delle diverse comunità nel nostro Paese”. con questo scopo il ministro della Sanità Renato Balduzzi ha promosso la formazione di un gruppo di lavoro che possa “facilitare gli operatori sanitari in una relazione con i cittadini malati basata sulla comprensione profonda e il reciproco rispetto”. Il gruppo, che si è riunito per la prima volta già negli scorsi giorni, prevede il confronto fra rappresentanti religiosi (tra gli altri quelli di Buddhismo, Comunità Bahá’í, Comunità Sikh, Chiesa cattolico-romana, Chiese della Riforma aderenti al Consiglio ecumenico delle Chiese, Chiesa ortodossa romena, Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del Settimo Giorno, Ebraismo, Induismo e Islam), con ministero e professionisti del settore sanitario.
“Rispettare, e non semplicemente tollerare, la diversità, è un principio alla base della scienza medica – spiega Giorgio Mortara, consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e presidente dell’Associazione medica ebraica, che partecipa ai lavori del gruppo come rappresentante dell’ebraismo – Anche se confronti del genere in singoli territori o per singole confessioni sono stati già portati avanti in passato, la novità significativa è il contemporaneo coinvolgimento di esponenti di tutte le religioni, così che il rispetto delle specificità dei pazienti sia garantito in tutto il territorio nazionale”.
Vari gli obiettivi concreti dei lavori: innanzitutto l’inserimento, tra i criteri che gli ospedali devono rispettare per ricevere l’accreditamento come strutture pubbliche, della garanzia di un’adeguata accoglienza ai pazienti di religioni o sensibilità differenti, con una particolare attenzione rivolta ai migranti giunti in Italia da altre realtà. Una filosofia da applicare non soltanto alle strutture, ma anche alla formazione del personale sanitario, attraverso insegnamenti di bioetica e preparazione alle specificità culturali dei pazienti nelle facoltà di Medicina e Scienze infermieristiche, e corsi di aggiornamento professionale per il personale già qualificato.
“L’Ame, insieme alle Comunità ebraiche presenti sui vari territori, aveva già stipulato convenzioni a livello regionale –sottolinea il dottor Mortara – In Lombardia per esempio lavoriamo già con diverse strutture per garantire i pasti kasher e il rispetto delle norme ebraiche sulle preghiere e sulla sepoltura. Penso che questo tavolo di lavoro potrà conseguire risultati importanti e che l’esperienza che le istituzioni ebraiche hanno maturato nell’occuparsi di queste tematiche in passato potrà essere messa al servizio di tutti”.

Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked