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accoglienza…

La parashà comincia con una rivelazione di Dio ad Avrahàm ma subito dopo Avrahàm si occupa di tre ospiti capitati là da lui. Rashì dice che Avrahàm chiede a Dio di avere un attimo di pazienza perché deve occuparsi degli ospiti. L’interpretazione di Rashì è paradossale, ricevere la rivelazione divina dovrebbe teoricamente essere la più elevata aspirazione spirituale ma Rashì dice che la hakhnassàt orchìm – l’accoglienza degli ospiti – ha la precedenza.
Sono state date moltissime interpretazioni di questo paradosso. Rav Shlomo Wolbe per esempio dice che la creazione è il conseguimento di un risultato. Occuparsi degli ospiti è un atto di servitù e la massima aspirazione dell’uomo non deve essere il risultato ma la capacità di essere servo di Dio. Alla fine della Torà, di Moshè si dice che è stato e sarà il più grande dei profeti ma Moshè muore come eved hashem – servo di Dio. Ma forse il messaggio più semplice di questo midrash è che spesso siamo chiamati a scegliere non fra il bene e il male ma fra due tipi di bene.

Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano