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Tea for Two – “Quel ragazzo fiero di essere impuro”

Ho sempre pensato a Primo Levi con una sorta di timore reverenziale. Un senso di colpa non indifferente che faceva capolino ogni volta. Mi sentivo additata come una giovane viziata che vive nelle mollezze della sua ‘tiepida casa’. Levi, un giudice supremo serio e ferito, sofferto, sgualcito eppure così dignitoso. Leggendo Il sistema periodico si attraversa lo specchio magico e si approda in una diversa dimensione, lontana dall’immagine stilizzata del testimone che noi tutti conosciamo. Si parte alla scoperta dell’uomo. Alla scoperta di un ragazzo che muove i primi passi, timido, impacciato. Chi avrebbe mai pensato alla scena di Primo che rimugina sulle ragazze e non osa farsi avanti? Un libro ricco di riflessioni ironiche e amare da bravo piemontese. Ogni storia prende il titolo dalla tavola periodica, ogni storia come una pietra preziosa incastonata in un diadema. Da Argon e la descrizione della famiglia ebraica piena di personaggi fuori di zucca alle passeggiate in montagna, gli amici e la chimica, amica fidata e un po’ capricciosa. Sono bastate le prime pagine per amare quel ragazzo, per volerlo guardare negli occhi oltre i suoi occhiali spessi. Quel ragazzo fiero di essere impuro: “… Se ne potevano trarre due conseguenze filosofiche tra loro contrastanti: l’elogio della purezza, che protegge dal male come un usbergo; l’elogio dell’impurezza, che dà adito ai mutamenti, cioè alla vita. Perché la ruota giri perché la vita viva, ci vogliono le impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape.” Come si può non amare questo uomo? Con Il sistema periodico l’occhio oggettivo cede il posto, ci si immerge in un marasma di sentimenti, di piccoli pensieri luminosi, di serenate alla vita. E a proposito di vita, la sua torna con l’amore per la moglie Lucia Morpurgo, alla quale dedicherà: “…E quando, davanti alla morte/ Ho gridato no da ogni fibra,/ Che non avevo ancora finito,/ Che troppo ancora dovevo fare,/ Sono tornato perché c’eri tu.” Meditiamo, perché questo è un uomo.

Rachel Silvera, studentessa – twitter@RachelSilvera2