…politica
Quando l’ex-magistrato Antonio Di Pietro si presentò sulla scena politica pensai (e non fui l’unico) che era finalmente cominciata una stagione di denuncia e di lotta al sistema corruttivo che aveva infangato per decenni il paese. Spirava aria pulita. Non ho mai votato per il partito di Di Pietro, ma mi è sempre piaciuta la sua battaglia. Fino al Report televisivo della scorsa settimana, quando si è appreso dalle sue labbra che la signora Borletti ha dato poco meno di un milione di euro a lui in persona, e non al suo partito. La cosa è di per sé credibile. Ma non si può d’altro canto biasimare chi fatichi a crederci. Rimane infatti una sottile scheggia di curiosità sulle motivazioni di una donazione così generosa. E ora Grillo, ultimo simbolo della protesta contro corruzione e corrotti, proclama Antonio Di Pietro l’uomo giusto per il Quirinale. Anche questo è credibile, ma non si capisce se Grillo faccia sul serio o se stia ricorrendo alla retorica shakespeariana del “e Bruto è uomo d’onore”. A questo punto, comunque, il cittadino medio, quello che tutti prendono in giro impunemente, ha il diritto di chiedere almeno una verifica di certe affermazioni – e di certi comportamenti. Nel frattempo, quel cittadino medio, seduto alla finestra a fissare smarrito il vuoto che gli sta davanti, si chiede quale logica muova il nostro mondo e quale coerenza si possa ricercare nelle parole di tanti magici pifferai. Siamo sballottati dal sistema della corruzione a quello dell’indignazione che non offre facoltà di prova alla sua credibilità. A dare invece il segno della credibilità dei nostri politici è, più di ogni altra cosa, la situazione in cui si trova il paese. Nella incredibilità, dunque, è la crisi del nostro tempo.
Dario Calimani, anglista