“Noi che non ci arrendiamo al terrore”

“La prima volta che ho assistito ad un’esercitazione della popolazione civile in Israele è stato due anni fa. Non avendo sentito la notizia alla radio, la sirena mi ha colta di sorpresa ed ero terrorizzata. Gli israeliani del mio ufficio mi sbeffeggiavano. Io volevo correre nel bunker, mentre tutti sembravano infischiarsene. D’altra parte era solo un’esercitazione”. Adesso invece si fa sul serio e per Alessia Di Consiglio, studentessa romana trapiantata in Israele, è l’occasione per raccontare il ‘suo’ primo attacco missilistico. È giovedì pomeriggio quando gli ordigni di Hamas colpiscono Tel Aviv. Alessia si trova all’Università di Herzliya, a pochi chilometri di distanza. Nonostante il clima di tensione che serpeggia nell’aula, racconta nella nuova area blog di Hatikwa, la voglia di reagire, di sdrammatizzare, di guardare avanti, prende il sopravvento. “Con la sfiga che ho è sicuramente caduto su casa mia”, dice uno studente. “Ci ho messo quattro ore a convincere i miei figli che a Tel Aviv non sarebbe successo niente e ora si prenderanno gioco di me a vita”, replica l’insegnante. Una prova di coraggio, tra i tanti aneddoti a riguardo, che l’ha impressionata. “Devo dire che non ho mai ammirato così tanto gli israeliani. Di solito mal digerisco la loro aggressività e il loro modo di fare troppo informale. Ma non è proprio in questo tipo di eventi – si chiede – che vengono realmente fuori le persone?”.

Tra i blog più interessanti e aggiornati dal Medio Oriente ‘Diario da una città di mare’ di Daniela Fubini, torinese. Un intervento è dedicato alla prima angosciante sirena a Tel Aviv. “Ero appena tornata a casa – racconta Daniela – stavo preparandomi a cenare in fretta prima di una serata a teatro. Nell’istante in cui mettevo il pane sulla tavola e mi apprestavo a spostare la sedia, sono rimasta con le mani a mezz’aria mentre le mie orecchie comunicavano incredule al cervello: questa che suona è ‘la sirena’. Per ovvio che sia, ho sentito il cuore rimbombare in tutto il corpo, le mani mi tremavano un pochino, ho preso il cellulare, mi sono infilata le scarpe e sono scesa al piano di sotto”. E del teatro che ne è stato? “Dopo la paura e l’immersione nel cinismo condito di rassegnazione e fatalismo dei vicini – prosegue Daniela – la domanda era che fare dei biglietti. All’ora dell’appuntamento (45 minuti dopo il suono della sirena) la decisione è stata: tra aspettare tutti soli a casa la prossima, e sentirla eventualmente a teatro, in compagnia, buona la seconda”.

“Non so cosa voglia dire esattamente questa situazione, ma soprattutto non so quanto possa durare. Oggi che, per la prima volta nella mia vita, ho visto cos’è un rifugio e ci sono entrata – spiega Rebecca Treves, torinese, sul blog Tre.no – mi sembra incredibile pensare che ci sono città in cui questo succede quasi tutte le settimane. Sderot per esempio. C’è una grande forza in questo Stato che sopporta”. Rebecca sottolinea di aver colto tra la gente massimo senso di appartenenza e condivisione. “Le persone sono consapevoli. Tutti sanno cosa fare e cosa vuol dire Zeva Adom. Vuol dire allarme – scrive – vuol dire che suona la sirena”.

Numerose le testimonianze di ‘italkim’, gli italiani d’Israele, anche sui social network. Gabriel Maisto, livornese: “Stavo guidando il motorino, in trenta secondi sono arrivato al bunker e poi un boom assurdo. Maledetti!”. “Sto bene!”, posta da Gerusalemme Alisa Hagen, fiorentina, che se la prende con i giornali italiani colpevole di trasmettere “solamente ciò che interessa loro”. La vita intanto va avanti. Malgrado le insidie, i missili, la tensione. “Sono spaventata e senza sonno ma fiduciosa che presto finirà”, si augura Ylenia Tagliacozzo. “Si chiama terrorismo – scrive Miriam Somekh in un messaggio riportato da suo fratello Simone su Facebook e su simonsays101.com – perché il suo scopo è quello di disseminare la paura. Se entriamo nel panico, realizziamo il loro scopo.” Aviva Bruckmayer, milanese, pubblica la foto di una performance musicale svoltasi in piazza pochi istanti dopo l’ultimo allarme (nella foto). Con annesso commento: “Cari nemici di Israele, ecco la nostra risposta”. Michael Sorani, torinese, non ha rinunciato a partecipare all’evento organizzato da Tsad Kadima a sostegno dei ragazzi cerebrolesi. “Alla faccia di Hamas”, sottolinea con orgoglio.

Adam Smulevich – twitter @asmulevichmoked