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613…

All’inizio della parashà di Vayishlàch, Ya’akòv manda un messaggio a Esàv, le cui prime parole sono: “Ho abitato – gàrti – con Lavàn”. Rashì dà due interpretazioni di questo verso. Secondo la prima interpretazione “gàrti” verrebbe dalla radice “gher” – straniero, “sono stato straniero in casa di Lavàn”. È questo un modo per tranquillizzare Esàv, per dirgli che, nonostante le benedizioni ricevute dal padre al posto di Esàv, non è diventato un personaggio particolarmente importante ma è rimasto straniero. La seconda interpretazione è completamente diversa. “Gàrti” ha il valore numerico di 613 come le mitzvòt. Ya’akòv direbbe a Esàv che è riuscito pur vivendo con Lavàn a osservare 613 mitzvòt, a mantenere la propria identità. C’è un rapporto tra le due interpretazioni? Secondo Rav Shlomo Wolbe le due interpretazioni sono strettamente legate, per poter mantenere la propria identità, per poter osservare le 613 mitzvòt bisogna sentirsi stranieri. Avrahàm nella parashà di Chayè Sarà, definisce se stesso “gher vetoshàv”, straniero e residente, è una buona sintesi della condizione ebraica.

Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano