In cornice – La riscoperta di Guttuso

Al Vittoriano di Roma è aperta una grande personale di Renato Guttuso, artista prima idolatrato, poi dimenticato, ora in via di riscoperta. Questo altalenante atteggiamento dipende sostanzialmente dall’inquadramento fortemente partitico di Guttuso, come risulta del tutto evidente nel suo dipinto “Funerale di Togliatti”, una specie di grande ritratto della nomenklatura del PCI, e così pure dalla sua presenza massiccia nelle collezioni della CGIL e di varie istituzioni e figure vicine al vecchio partito comunista. Nessuno stupore quindi che dopo il 1989, la sua arte sia finita nel dimenticatoio soprattutto per motivi ideologici. In realtà, il passato ci insegna che grandi artisti si sono schierati politicamente in modo non meno marcato di Guttuso senza che questo nuocesse alla loro fama. Penso ad esempio a Holbein che dipinse un gran numero di ritratti di Lutero e così, insieme ad altri suoi colleghi, contribuì non poco alla diffusione del protestantesimo (che spesso viene legato solo all’affermarsi della stampa dei libri). In questo senso, si può star certi che mostre come quella del Vittoriano aprano la porte a una riscoperta di Guttuso e che il suo credo comunista non lo lascerà nella polvere. Casomai è da capire se la sua arte sia mai stata all’altezza della fama che aveva raggiunto; personalmente credo che il suo stile realista, simile a quello di molti suoi colleghi di sinistra, riprenda troppo da vicino le lezioni delle avanguardie storiche del primo Novecento e ignori le nuove strade tracciate dall’arte del dopoguerra. Per non discostarsi della indicazioni del loro ambiente culturale, si era ibernato rimanendo un grande tecnico della pittura. Ma non era facile comportarsi in modo diverso: Vedova, artista di sinistra ma astratto e quindi troppo “americano” pagò le sue scelte con l’isolamento dai suoi compagni di gioventù.

Daniele Liberanome, critico d’arte