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Attraverso la finestra

Le mostre a tema – non dedicate a uno specifico artista- , se ben studiate, hanno mille pregi: permettono di apprezzare lati meno noti delle opere d’arte, seguire l’evoluzione della società e del gusto nei secoli. Riservano poi sorprese a ogni stanza, perché mai si può sapere quale artista ci aspetta dietro l’angolo. Per questo ho apprezzato la mostra “Sguardi attraverso la finestra” al museo cantonale di Lugano, con opere dal Rinascimento e Lorenzo di Credi fino alla video arte e alla fotografia contemporanea, con una bella serie di grandi nomi, inclusi De Chirico, Balthus, Monet. Passando da una sala all’altra ci si rende conto come se secoli fa, la finestra era soprattutto utilizzata o come uno stratagemma scenografico per creare lo sfondo a scene di interni o come piccola apertura per cogliere scampoli della vita che si svolge fra le quattro mura; nel tempo la finestra è diventata invece simbolo soprattutto di una visione irreale e tutta personale di quello che si vede attraverso di lei verso l’interno o verso l’esterno. Uno splendido dipinto di Pieter de Hooch del 1680 circa, è tipico del modo più antico di intendere una finestra: il pittore fiammingo, con influenze caravaggesche, riproduce la vita di una donna e di una figlio in una casa che vive solo della luce riflessa dall’esterno e che si spenge gradualmente all’interno della casa, che pare quindi priva di vita, insensata. All’altro estremo, un quadro di Magritte con una finestra in frantumi attraverso la quale si vede un panorama che però è dipinto anche nei pezzi di vetri disposti per terra, come se quei pezzi di vetro mantenessero il ricordo di ciò che si vedeva attraverso di loro. Per Magritte quindi quel panorama è una proiezione di uno stato d’animo interiore non reale e la finestra sono gli occhi, l’anima, che non conservano passivamente un ricordo, ma lo assorbono, lo distruggono e poi lo ricompongono a proprio desiderio. Niente di più vero.

Daniele Liberanome, critico d’arte